Primo

Un pretesto per scrivere. Non abbiatene a male, ma non vi voglio mentire. Almeno, non qui. Non avrebbe senso.
Mi sono preso questo spazio al solo scopo di impormi di scrivere, quotidianamente, salvo causa-forza-maggiore.
Dunque, aspettate ad incollarmi etichette, la scelta del nome di dominio è stata fatta da molto tempo e visto che ultimamente va di moda trovare mille sfaccettature e giustificazioni in tutto (amore, politica, sesso, ragioni & torti), anche la mia misantropia o presunta tale ha le sue sfumature di giudizio.

Intanto la parentesi romantica: lo sapevate che anche la misantropia ha il suo fiore?
Così come il tulipano vuol significare amore eterno, la rosa porta in sé segreti e castità (e molte altre cose che mi porterebbero fuori tema), il cardo manifesta isolamento, solitudine, misantropia. Entusiasmante non trovate? No? D’accordo, per me fa lo stesso.

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Dunque, scrivevo, questo sarà il mio pretesto per scrivere e non vogliatemene se non sempre sarò brillante, divertente, geniale, plagiante, odioso, noioso, eccetera-eccetera. Mi limito a raccontare un po’ le cose viste con i miei occhi, dopo tutto una tastiera causa crampi alle mani molto più tardi di una penna, quindi come non cogliere la palla al balzo?

Ho deciso di incominciare dal 2006, primo gennaio. Non perché sia una data particolare, solo perché avevo tutto pronto.
Dunque, il 2005 è stato l’anno in cui in Iraq si cominciano a vedere i primi chiari sintomi di occidentalizzazione: i rapimenti si sono drasticamente ridotti, probabilmente perché ne è passata la moda.

Il papa della mia generazione se ne è andato, dopo aver sconvolto su tutti i fronti la figura del pontefice: difficilmente vedremo il papa Ratzinger sfrecciare per le piste da sci. E’ un’eredità scomoda la sua, speriamo ci provi almeno con il bob.

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E’ stato l’anno dell’uragano Katrina che ha sconvolto gli US – e non solo -, l’anno dell’influenza aviaria e dell’ascesa della Cina verso il resto del mondo. Delle banlieue parigine in rivolta.

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L’anno dei nodi al pettine per quanto riguarda l’economia italiana, e l’anno in cui, finalmente, ci siamo resi conto che chi-tutela-chi, in fondo lo fa per denaro e nulla più.

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Tirando le somme, direi un anno rassicurante.
Per il fatto che sia finito e che io sono qui a scriverne e voi qui a leggere.

Non ho particolari desideri per i giorni a venire, vorrei solo trecentosessantacinque giorni magnanimi.

Ebbene, BUON ANNO DI MERDA A TUTTI! sperando che i più scaltri, tra di voi, sappiano almeno condirla bene.

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