Centotrentacinquesimo

A te che fai quello che fai
A te che sei quello che sei
A te che queste parole non leggerai mai
A te che nonostante tutto sei nei fatti miei

A te che queste parole non leggerai mai (non è vero, ma ho fissato al maggio prossimo… è un’altra storia, poi ti spiego. Giuro).
A te che non te ne frega un cazzo: tu come stai?
A te che fammi prendere fiato perché non c’ho capito un cazzo
A te che forse – e dico forse – ma dell’infinito mi stai facendo mordere un pezzo.

A te che una notte ti ha portata via.
A te che una notte ti ha fatta mia.
Allora il giorno cosa è lì a fare?
Non preoccuparti, è lì ad alimentare.

Cosa?
Chiedilo guardando, come l’altra notte,
Come è stata la nostra mezzanotte.
E scusami se taccio, colmo di tue carezze,
Avvolto come sono di morbide certezze.

Non arrotolavo parole in versi da tempo. Stasera l’ho fatto. Ma in incognito, sia inteso. Porta male, altrimenti.

Give me the time that you take to me. 🙂

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