Centoquarantaquattresimo

Esim Egr Gent Cariss
Santa Senti Lucia, parliamone.
E’ vero, lo scorso anno hai realizzato quasi tutte le mie richieste – non che il corsivo sul “quasi” stia a sottolineare una svista particolare -, devo ammetterlo, ma se il prezzo da pagare era questa situazione economica prima fammi una controproposta. Valuto se avanzare richieste. E magari giro la faccenda all’avvocato e ve la vedete fra di voi.
Via le mani dal sacchetto di cenere e pure dalla borsetta del carbone, stavo scherzando. Non serve cavarmi  gli occhi né alcuno spargimento di sangue.

Quest’anno ho visto che stai tenendo il riscaldamento alto (i livelli Celsius più che ragguardevoli ne sono la prova), e già le mani non screpolate sono un dono non indifferente.
Ti ringrazio anche per il concerto dei Lamb all’Auditorium gentilmente offerto, avevo bisogno di un volo fra sonorità soft sintetiche e soprattutto del sorriso di Lou. Ah, anche per il fuoriprogramma tutti sotto al palco.

Ora, per la tua festa venti-undici non so sinceramente che richieste farti.
Ho paura a fartele ‘ste richieste.

Niente a che vedere con la pace nel mondo o cose così, a quella non ci credo, ma quest’anno ammetto di essere in seria difficoltà sulle richieste. Poi dopo l’invenzione della moto a cacca, l’essere umano non può più stupirmi.

Durante i giorni di sviluppo mancino, o del mancinismo forzato, ho scoperto molte cose. Evita battute facili e di basso livello, ma sono riuscito a vincere la frustrazione delle cose a metà velocità senza farmi vincere dall’impulso di spaccare tutto.
Con i corsi in facoltà sto scoprendo l’Inferno dantesco, sempre snobbato per non so quale pregiudizio, o forse fu l’avversione naturale che ne ebbe mio fratello quando all’anagrafe mi gravava addosso solo una misera e rimpianta decade. Fatto sta che quando ho scampoli di tempo sto provando a musicarlo e devo ammettere di essere soddisfatto dei risultati.

Cara Santa Lucia, più che una lettera a te sembra un discorso allo psicanalista e questo dovrebbe farmi un po’ preoccupare. La realtà è che me la sto passando piuttosto bene tolti i bilici economici.
Stavo giusto mettendo in dubbio la produzione personale, ma se dovessi elencare tutto quanto dopo una lamentela simile, la chiosa ideale sarebbe un vaffanculo va’. Quindi non mi lamento.

Ora, Santa Lucia, veniamo al sodo. Proviamoci almeno. Siamo alle porte del venti-dodici. Siamo più poveri, almeno così dicono, e se ancora non lo siamo lo diventeremo. Per il venti-dodici, allora, l’unica mia richiesta è… come dire… ecco… la classica botta di culo. Hai capito cosa intendo, no? Lo colpo di fortuna, se preferisci, ma siamo nel secondo decennio del terzo millennio, suvvia Santa Lucia, sputa un po’ di quella polvere da questa parte, che poi sai le risate…

Con incommensurabile stima e profondo affetto,

ogni volta che ti serve qualcosa, tranne i soldi, sempre tuo,

Nicola.

Adesso voglio vederlo, l'asinello, leccare il tuo I-Pad.

2 Commenti

  1. Gianluca

    hahahaha la moto a cacca è fenomenale!!

    Buona Santa Lucia!

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  2. LordB

    A’ Nicò… che l’hai messo “ER” mazzolino sul balcone di GalafHAUS?

    non parlar troppo di botte di culo, di sti tempi… 😛

    e sono anche io pro moto a cacca… 🙂

    Replica

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