Centosessantaduesimo

Il caldo del deserto. La devozione a Dio di certe persone materializzata in qualcosa di invisibile ma tangibile. Il fiato di Allah sul collo a ricordarti l’ora della preghiera. Il muezzin a squarciare il silenzio con la sua litania al calar del sole che brucia tutto. Il sole come l’orifizio di un’immensa creatura fatta d’inferno. Le cose inanimate dai colori sbiaditi, impietoso risultato di quel bagliore incessante. Un fabbro invisibile con un martello di luce. Le cose animate dai colori sgargianti, sfacciato risultato della materia organica. Scherzo ingegnoso di chi sa giocare con la luce riflessa.
Riflessi incandescenti su specchi d’acqua trasparenti, celesti, azzurri e poi blu.
Piante rigogliose e bruciacchiate. Allevamenti verdi, artificiali decorazioni viventi plasmate dall’uomo per l’uomo che ci passa accanto senza badarci più di tanto.
Mare quieto, silenzio, miscela di alcoolici e analcoolici come finto dissetante dal sapore impossibile. Occhi strizzati, muscoli rilassati. L’unico pensiero il pranzo, poi la cena, poi qualcosa di nuovo da vedere davvero. Qualcosa di visto solo in fotografia, in una sala d’attesa o sulla copia del National Geographic che avevi preso quella volta in aeroporto e poi mai più perché chi cazzo passa più da un’edicola da chissà quanto tempo. Il tempo che qui nella capitale non passa. Evapora.
La vacanza immaginata e la vacanza reale. Ho fatto giocare un po’ la mente fra ricordi di un tempo che ero pronto a ripetermi, ma che non sono stati un’altra volta. Causa forza maggiore. E pazienza, nonna. In fondo ti voglio bene, anche se ci sono state delle volte in cui ti avrei strozzata con le mie stesse mani.
Stai meglio ora. Anche se da quel che sapevo, ero pronto ad arrivare là, a Mordor – che a te nemmeno nomino per non doverti dare troppe spiegazioni (il giro da fare sarebbe troppo lungo) -, e trovarmi di fronte il peggio ed invece eri lì, ancora un po’ più infantile, ma pronta a chiedere, a vedere, a dire, a fare. Finché rompi le palle va tutto bene, insomma.
Così quest’anno le settimane di ferie sono state due. Quelle di riposo nemmeno una. Tre giorni di nulla assoluto intonacati ad una settimana di visi familiari, amichevoli, impegni etici e doverosi, musica, sbronze ad orari improbabili, cene cordiali. Paesaggi impressi indelebilmente nella materia grigia. Una convivenza tanto longeva da far stupire per l’ovvietà dei suoi scorci eppur capaci di stupirmi. Ancora una volta.
Lavoro dinamico e veloce, lavoro che tiene il voltaggio dentro la scatola cranica a tre e ottanta, occhi veloci, focalizzazione di dettagli futili. Futilità essenziale all’esistenza di pochi. Futilità alla mano nello sfarzo di altri. Lavoro che diventa Sacro e poi Santo invece d’esser Sacrosanto. Telegiornali apocalittici e umani serpentosi pronti ad instillare odio per incapacità su incapacità e poi ritrattare. La confusione come strategia e la strategia a puttane. Nessun piano per i giorni a venire. Molte puttane nei giorni passati.
Lamentavo con un amico che lamentava la mia stitichezza creativa nello scrivere. In realtà ho prodotto un po’ di merda in musica. Comunque gli dicevo di aspettare il momento in cui la mia testa sarebbe stata satura per poter scrivere qualcosa qui. Gli ho fatto l’esempio di un crogiolo vuoto. Poi ho cominciato a scrivere e proprio così vuoto non mi è sembrato, anche se – come già scritto diverse volte -, non so dove voglio andare a parare: sto solo mettendo in fila un po’ di considerazioni post-estive o pre-autunnali.
Gli orari reinquadrati in una vita rettilinea. La notte è fatta per dormire. Anche per fottere a volte. Anche per farsi fottere altrettante volte. La realtà, la mia realtà, è fatta di qualcosa che ancora non ho capito ma finché il giocattolo va avanti lasciamolo andare avanti.
Perché malgrado c’è chi ce la sta mettendo tutta per metterci i bastoni fra le ruote, io me la sto spassando un mondo.

P.S. il prossimo post sarà più sensato. Magari su un argomento ben preciso: suggerimenti?
 

2 Commenti

  1. LordB

    “il nostro QI è più alto del vostro!”

    Misantrima del misantropo alle ore 4 di una domenica mattina, nel mentre che si stava a strafogarsi di nutella e nachos con la salsa piccante (in questo ordine. prima la nutella, e poi i nachos con la salsa. e poi… “non hai del peperoncino piccante che sta salsa non sa di niente?)… rivolta alla nonna in questione presentatasi in camicia da notte, a … fare quello che sanno fare meglio, quando va tutto bene… rompere le palle! ahah…

    ciao misantropo.

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  2. D.

    Una grigia mattina agosto, le grosse gocce d’ acqua toccano terra con ungrande frastuono lambendomi pesantemente il fondo dei pantaloni mentre mi avvio alla stazione.
    questo scroscio è quasi allegro alle mie orecchie durante il cammino quasi fosse un’ amico simpatico di mille drink, che senza inibizioni ironizza se stesso e quel cesso di mondo che ci cieconda.
    ma adesso prendiamo il treno.
    Di fronte a me, una pallida violinista,probabilmente lesbica venuta da chissà dove e alla mia sinistra tre ragazzini puzzolenti di ormoni che dormono beatamente e il viaggio continua……..

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