Siamo solo di passaggio e mai nessuno che pulisce

Categoria: misantrocazzate Pagina 2 di 4

Auguri miei cari & odiati compagni di specie

Oh, oh, oh…

Centoquarantaquattresimo

Esim Egr Gent Cariss
Santa Senti Lucia, parliamone.
E’ vero, lo scorso anno hai realizzato quasi tutte le mie richieste – non che il corsivo sul “quasi” stia a sottolineare una svista particolare -, devo ammetterlo, ma se il prezzo da pagare era questa situazione economica prima fammi una controproposta. Valuto se avanzare richieste. E magari giro la faccenda all’avvocato e ve la vedete fra di voi.
Via le mani dal sacchetto di cenere e pure dalla borsetta del carbone, stavo scherzando. Non serve cavarmi  gli occhi né alcuno spargimento di sangue.

Centoquarantatreesimo

A parte il fatto che ‘sta cosa della caduta dei greci prima, e dei latini poi, quest’ultima voluta dai barbari germanici mi sembra un film già visto, ma lasciamo perdere. Oggi volevo solo prendere in considerazione un paio di ICONE.

Centoquarantunesimo

Capitolo in cui non so bene dove cazzo voglio andare a parare.

Allora, non so esattamente da dove cominciare. Nel dubbio, comincio da dove mi viene da cominciare. Che poi è quello che faccio sempre. E che avrei fatto comunque.
Durante i periodi di particolare verve personale mi abbandono a cose non per forza primarie. Il soggetto non è acqua, ma è cibo. Non per forza primario poiché, in questo caso specifico, mi sono ricordato di non aver più affondato i denti dentro un piatto ben preciso, venuto a mancare poco prima di un giorno di giugno, per l’esattezza il fottuto quattro, dell’ormai lontano 2008.

Centotrentottesimo

Quest’anno ho visto il mare tre volte. In tutto.
La prima, di cui ho scritto, è stata l’apertura stagionale personalmente offerta da Monia.
La seconda è stata osservando quella curiosa creatura capace di annichilire ogni mia pulsione alla paternità, chiamata nipote: tanto bella, carina, a tratti irresistibile.  Come Satana.
La terza volta è stata pochi giorni fa, chiudendo la stagione – con Monia e Marco -, ma stavolta con un valore aggiunto.

Centotrentasettesimo

Dopo un’accesa conversazione riguardo al popolo internauta, i suoi gusti, e sue ricerche – il tutto correlato da considerazione a livello statistico -, ho deciso di buttare giù un pezzo, anche nonsense, al solo scopo di far impennare le visite di questa pagina.

Premetto che attualmente il post più visitato di sempre rimane il post numero nove, quello relativo al figomane. E chissà il perché?

Centotrentunesimo

Durante la domenica lavorativa, mentre manifestavo un insolito buonumore crescente di spettatore in spettatore propinante le stesse domande esistenziali sulla durata di questa/quella pellicola, stavo leggendo il seno di Philip Roth. Ho rotto il digiuno sabbatico di sette giorni dalla scrittura e lettura (digiuno obbligato a causa di un appesantimento cerebrale dovuto ad una cura antibiotica discretamente sfiancante dopo un intervento chirurgico) per colpa del Sole 24 Ore ed il suo inserto a cinquanta centesimi. Siccome il seno ancora non l’avevo letto ed ero morbosamente incuriosito dalla prospettiva di leggere come quell’alchimista poco ebreo potesse descrivere le esperienze sensoriali ed umorali di un uomo trasformato in tetta gigante, ho ceduto.

Centoventinovesimo

« Nic, che c’è? …Ti vedo un po’ fiacco, tutto a posto? »
« Sì, sono solo un po’ preoccupato. Stasera stacco dopo mezzanotte e domattina ho l’aereo alle sei e qualcosa. L’orario esatto non lo so, Gabriele è quello che si è occupato della faccenda biglietti. Poi considera questa come “la quiete prima della tempesta”. »
« Ah. Ma quanti siete ad andare? »
« Be’… Stavolta tutti. Galafhouse on Tour 2011. »

Centoventunesimo

22-12-2010

Ok play.

Sono appena partito da Termini sul treno che in poche ore mi porterà a Milano. Al tipo della biglietteria in stazione Tiburtina devo essere stato o molto simpatico, o molto antipatico: mi ha dato a prezzo scontato un biglietto per il posto più isolato della carrozza in testa al treno.

Centodiciassettesimo

Io non ne ho mai fatte di guerre. Anagraficamente parlando, le guerre che ci sono state erano lontane millemila chilometri, non contano. L’approccio più vicino ad una guerra che abbia mai avuto è stata la narrazione di mio padre sulla fuga fatta da un suo zio mentre un treno li stava deportando a Dachau, con una leggerezza da favola. La guerra non so cos’è, anche se ad occhio e croce direi che sia una cosa molto spiacevole. E’ la paura a fare da padrona, e con la paura c’è poco da scherzare, per questo campo bene, ho paura di poche cose.

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