Dodicesimo

Torre Bianca. Neve bianca. Tutto bianco: un bell’effetto.

Guardo fuori dalla finestra e mi sembra di fissare quelle proiezioni delle macchine per diapositive quando, appunto, manca la diapositiva.
Nevica e l’effetto è come quello delle palle di vetro con dentro l’acqua e la “piccola-casetta-di-Babbo-Natale”, che quando le rovesci sollevi piccoli pezzetti bianchi emulanti la neve.
Ma chi l’ha detto poi che quella deve essere per forza la casa-di-Babbo-Natale? Potrebbe benissimo essere la casa di un Serial Killer, o il rifugio di Unabomber. Pensateci, sarebbe davvero più carino, quantomeno interessante. Proporrò di produrne una serie con il cartellino “Helm St.” vicino alla casa.

Perché davvero non ne posso più di tutta questa neve.
Voglio dire, i pedoni saranno anche – relativamente – contenti di passeggiare con le scarpe da trekking che altrimenti dovrebbero usare per il pic-nic annuale con la classe di nascita – in caso contrario lo farebbero solo d’estate e i piedi dentro quelle scarpe, con trenta gradi all’ombra, quando ne usciranno non torneranno più quelli di una volta, ma per gli automobilisti, invece, comincia l’incubo.

Ho giusto tratto il mio attimo di gaio giubilo ascoltando mia madre parlarmi di “tre auto di traverso nel sottopassaggio vicino a casa” (a Mordor ndN.), di “una dentro lo spartitraffico di quel posto” e del suo personalissimo testacoda uscendo dal supermercato.

Peccato.

Avessi avuto modo avrei preso la macchina per andare a fare l’imbecille nel parcheggio di qualche supermercato.
Mi torna alla mente un aneddoto, di me e mio fratello che, durante una nevicata, ci proiettammo con l’auto verso il parcheggio di un supermercato, e solo dopo un buon cinque minuti di testacoda e manovre al limite della danzatrice sul ghiaccio c’accorgemmo di un cumulo di persone impietrite, a bocca aperta ed intimorite sull’uscio del suddetto supermercato, con tanto di borse della spesa in mano: non era ancora chiuso.

Sta scendendo tanta di quella neve da riportarmi alla famosa nevicata dell’ottantacinque, avevo sei anni e stavo decisamente un gran bene. Più che altro avevo addosso quel rincoglionimento tipico dei bimbi capace di estraniarmi dal resto del mondo. Allora mi piaceva anche, ma questo anno sembra proprio volerci dare indietro tutti quei “eh, quest’anno non avrà mica fatto l’inverno…” con tanto di interessi.
Se sento qualcuno dire altrettanto anche di questo inverno potrei intingerlo nella soda caustica.

Sarà anche bello, l’effetto di quelle palline di vetro, ma se le hanno fatte a forma di palla, era un monito al giramento che ne sarebbe succeduto al seguito di insistenti bianche precipitazioni?

Non lo so, ma ne ho le bocce (trasparenti) piene, questa volta.

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