Tag: Ma dove cazzo sono finito?

[…] Ascoltavo ieri sera un cantante, uno dei tanti E avevo gli occhi gonfi di stupore nel sentire“Il cielo azzurro appare limpido e regale” (Il cielo a volte, invece, ha…

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Buongiorno Pianeta Terra! Sono le 13.59 di un soleggiato mercoledì nove novembre 2016 qui a Roma e la notizia del giorno è l’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.

SIGLA

Dopo una roboante maratona elettorale spettacolarizzata alla maniera grossolanamente diretta made in USA (leggasi ‘Murica), ancora una volta il risultato finale è stato l’opposto di quello che si pensava.

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Pronti… via! Qualcosa comincia ad andare storto alla stampa delle carte d’imbarco: risultava solamente nel volo fino a Barcellona nel display dell’operatrice al banco della compagnia aerea, ma visto i…

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Ho avuto la fortuna di accedere alla rete già nei primissimi anni della sua diffusione massiva. Eravamo a cavallo fra il ’96 ed il ’97, il modem ventotto e otto era più veloce del quattordici e quattro che era più veloce del novemilasei, se non ricordo male, la velocità con cui comunicavano i fax.

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Antefatto

La stagione 2011/2012 del Qube è stata caratterizzata da un valore aggiunto: alle serate rock del giovedì, quelle deliranti del venerdì, quelle di nuovo rock con birra “aggratiss” il sabato, si era aggiunta la serata del lunedì.

A Mordor le serate del lunedì, soprattutto per coloro che avevano passato la domenica chiusi in casa attaccati alla presa della corrente per ricaricare le batterie a terra dal weekend, erano un problema non di poco conto. Manciate di individui disperati alla ricerca del posto aperto e spesso si finiva in un bar predisposto ai tornei di scopa piuttosto che alla musica ed altro.
Questo problema Roma non lo percepisce, ma le serate del lunedì, nella discoteca sotto casa, cominciavano ad andare davvero forte.

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Impressioni di settembre

Sto guardando fuori dalla finestra uno dei tanti tramonti rosarancio che offre senza parsimonia questa città quando il sole decide che è ora di fare luce altrove.
Succede che l’estate è alle spalle anche se oggi non sembra, a dire il vero è una giornata dall’anima appiccicaticcia e da alitate di drago, e sono un paio di settimane che tutto è cambiato.

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Quindici Aprile Ventidodici ore tre e tredici minuti.

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Certe volte non avere le idee chiare serve. Ti toglie e ti dà un limite. Ti mette dentro ad un recinto che mai e poi mai avresti voluto prendere in considerazione ed allo stesso tempo non riesci a scorgerne i confini. Stai cercandoli con la speranza di non trovarli, al contempo confidi in un qualsiasi turbamento e all’atarassia.

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Durante la domenica lavorativa, mentre manifestavo un insolito buonumore crescente di spettatore in spettatore propinante le stesse domande esistenziali sulla durata di questa/quella pellicola, stavo leggendo il seno di Philip Roth. Ho rotto il digiuno sabbatico di sette giorni dalla scrittura e lettura (digiuno obbligato a causa di un appesantimento cerebrale dovuto ad una cura antibiotica discretamente sfiancante dopo un intervento chirurgico) per colpa del Sole 24 Ore ed il suo inserto a cinquanta centesimi. Siccome il seno ancora non l’avevo letto ed ero morbosamente incuriosito dalla prospettiva di leggere come quell’alchimista poco ebreo potesse descrivere le esperienze sensoriali ed umorali di un uomo trasformato in tetta gigante, ho ceduto.

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