Ventunesimo

Ora me l’hanno tolto, ma visto che negli ultimi giorni ho realmente avuto “il-dente-avvelenato”, sfogo qui un paio di cosette volutamente tenute per me nei tempi prematuri.

Elezioni politiche.

Mi vedo, con le braccia tese verso il basso, le mani giunte con le dita incrociate, oscillante ed esclamante <<Oh, che bello!>> con quel sorrisetto ebete di chi già sapeva l’ennesima mancata presenza dentro quella cabina.

A parte la claustrofobia, la misantropia – ho il seggio da parte a casa (no, non vicino: attaccato) il che mi porta a stare dentro mediamente diciotto minuti in più del dovuto, a rispondere a tutti quei << Nicola! …quanto tempo! …come stai? >> – quello che davvero non sopporto è dover andare a fare qualcosa in cui non credo.

Dunque, dichiarazione forte – non me ne vergogno – NON sono andato a votare.

Non so se ci sia davvero un motivo, tralasciando il solito “ne ho le palle piene di dover scegliere il male minore”, quest’anno hanno (perdonatemi la fonetica ripetizione) davvero superato ogni limite.

Tutto cominciò nel 1860… no, questa ve la risparmio.
Ricordo di aver già manifestato qualche piccola personale protesta nelle elezioni precedenti. Invece di affrontare serenamente e nel modo più propositivo possibile le questioni nazionali, le due fazioni presero ad insultarsi.

Cinque anni dopo: atto secondo.

Film già visto, manco fosse avvincente come i Goonies, o ET.
Invece no. Su di me l’effetto è molto simile alla quarta visione in poche ore di un film come Incompreso – provante anche per il drammatofago più accanito.

Dunque, dopo uno stupro-mediatico a trecentosessantacinque gradi – sì, angolo giro e cinque gradi in più, casomai qualche canale ne fosse rimasto immune – in quei giorni di aperta e civile campagna elettorale, temevo di trovare i volti dei nostri simpatici politici pure su quei programmi che mandano le reti locali a tarda ora, con i numeri di telefono in sovra impressione e la voce sensuale di qualche pantofolaia ad accompagnare le immagini.

Ve lo immaginate? Prodi intento a danzare sensualmente(?) dentro il piccolo schermo, con sovra impresso il simbolo del partito, la scritta “vota” lampeggiante e la voce che scandisce con quel tono umido: “Votami, sarò il tuo salsicciotto al governo”.

Oppure l’ex premier in un improbabile streeptease – sempre con il simbolino e la scritta lampeggiante – e la solita voce sopra: “ per esaudire tutti i tuoi desideri”.
L’unica differenza credo sarebbe nel fatto che nello spot berlusconiano, la voce, sarebbe la sua e quella di nessun altro (l’ego è ego).

Ma dai! Come cacchio si fa?!?

Questa cosa mi ha fatto infuriare, non c’era canale, non c’era via d’uscita alcuna da questo tunnel politico-mediatico, partendo dalla carta stampata e finendo sul piccolo schermo e nonostante questa violenza (stupro, lo ripeto, non l’ho scritto prima a caso), io non ho capito né il programma di una, né quello dell’altra fazione.
“potevi andare in una sede di qualsiasi partito e prenderti il programma”, mi han detto. L’avrei fatto. Giuro che l’avrei fatto, se non fossi stato sottoposto alla pioggia di meteore mediatica.
Loro sono entrati in casa mia, dunque mi spiegano. Non che io, dopo non aver capito nulla, m’avanzo di andare “in-una-sede-di-un-fottutissimo-partito”,
no, grazie. Ho di meglio da fare.

Votare per partito preso non fa più per me.

Un’altra cosa esilarante è stato il lancio delle ultime cartucce: “Toglierò l’ici!” da una parte, “abbasserò il cuneo fiscale!” dall’altra.

Trenta secondi di riflessione…

<<Sì, d’accordo, ma come?>>
Voglio dire, non siete David Copperfield che si può permettere l’uscita << Faccio sparire la statua della libertà!>> senza che nessuno chieda come.
E’ proprio tutto l’opposto: fate qualcosa, spiegateci come. Senza quel politichese stra-usato, mi causa crisi epilettiche.

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Ci vuole tanto a riassumere in un “introiti-spese-tagli-aggiunte-risultato”
?
Quanto meno una VAGA previsione.
Non prendiamoci per il culo, chi è al governo – chi sgambetta tra le aule di Montecitorio, per essere sinceri fino in fondo – avrà una vaga idea di quanto entri di anno in anno?
No?
Allora mi chiedo cosa siano lì a fare.

Comunque, Silvan e Casanova (chiedo scusa a Copperfield), hanno sparato ‘ste due cose così.

Quasi quasi alle prossime elezioni mi candido io: Niente più bollo per l’auto, dimezzate le trattenute sulla busta paga (altro che abbassamento del cuneo), abolizione dell’ici e drastica riduzione dell’iva sull’acquisto di prodotti di diffusione culturale.
E’? Che ne dite?
Non chiedetemi come farò, non ne ho la più pallida idea, ma sembra funzioni così. Al massimo mi invento la tassa di pedaggio e conteggeremo i chilometri fatti da ogni singolo pedone che pagherà in base alla strada percorsa.
Commovente.

Da una parte abbiamo avuto un governo che ha avuto la faccia tosta di non affrontare dei palesi problemi legislativi e che, anzi, ha cercato di circoscrivere gli organi legislativi per poi – in qualche modo – poter plasmare quegli articoli “scomodi”. E mi fermo qui.

Dall’altra parte, più che una coalizione, a me sembra un coagulo.
Già, un grumo dato da una ferita grande come una casa (delle libertà? – ma quante ne so!), piastrine, globuli bianchi e rossi rinsecchiti e, magari, pure qualche battere qua e là.

Qualcuno mi spiega cosa centrano rifondazione con i “rosapugnoni”?

Dunque, tra fascisti e comunisti, ho preferito fare quello che si trova nel duemilasei, confuso a tal punto che preferisce starne fuori.
Più o meno quello che si dovrebbe fare quando durante una conversazione non si capisce nulla: starsene zitti. Per fare domande non c’è tempo.

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Ma discuterne, con chi “sa-già-chi-votare”, è impossibile. Girano e rigirano le frittate in un modo fantastico, riuscendo anche a disorientarmi. Quando finiscono gli elogi e si sentono alle strette, partono gli insulti verso l’altro partito, additandone colpe su colpe.

Ma chi non ha colpa “in questo benedetto assurdo bel paese…” come cantava Guccini?
Sentendolo di recente, credo anche lui creda molto poco all’Italia governativa.

Su di una cosa sarei d’accordo con una fazione però. Il cambio dell’Inno d’Italia.

L’Inno di Mameli non si addice proprio a questa nazione.

Fratelli d’Italia, l’Italia s’é desta…”.
Già. Durante questo lungo sonno ha sbofonchiato qualcosa, si è grattata il naso – sempre tenendo gli occhi chiusi – e si è girata dall’altra parte, andando avanti a dormire, senza disturbare la fase di sonno profondo in cui si trova.

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