Categoria: misantropolitica

Il caldo del deserto. La devozione a Dio di certe persone materializzata in qualcosa di invisibile ma tangibile. Il fiato di Allah sul collo a ricordarti l’ora della preghiera. Il muezzin a squarciare il silenzio con la sua litania al calar del sole che brucia tutto. Il sole come l’orifizio di un’immensa creatura fatta d’inferno. Le cose inanimate dai colori sbiaditi, impietoso risultato di quel bagliore incessante. Un fabbro invisibile con un martello di luce. Le cose animate dai colori sgargianti, sfacciato risultato della materia organica. Scherzo ingegnoso di chi sa giocare con la luce riflessa.

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A parte il fatto che ‘sta cosa della caduta dei greci prima, e dei latini poi, quest’ultima voluta dai barbari germanici mi sembra un film già visto, ma lasciamo perdere. Oggi volevo solo prendere in considerazione un paio di ICONE.

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La politique  c’est fantastique, pourquoi tu te la complique.

Premessa incazzosa: tutti quei caroselli fatti di trenini, saltimbanchi pugni alzati e bande suonanti fuori dai palazzi mi ha provocato un vago sentore di nausea. Se non mi fossi trovato in un paese fuori roma ad ingozzarmi di coda alla vaccinara, salsicce e amarone mi sarei preso male sul serio. Come fattomi notare da un sms, era inquietante: ad Auschwitz ed in altri campi di concentramento c’era l’orchestrina ad accogliere i deportati, e l’orchestrina fuori dal quirinale sembrava al pari. Ma forse quelle teste di cazzo, oltre a non avere nulla di meglio da fare, non sanno bene cosa vuol dire liberarsi realmente da un despota piuttosto che da un personaggio ambiguo, imbarazzante, scomodo, ma comunque eletto dal popolo. E ribadisco a quelli che hanno alzato il pugno, provino ad infilarselo nel culo, magari arriva sangue al cervello, gli si spegne il sessantotto che hanno in testa e si ripigliano nel duemilaundici, dove forse, se i neuroni irrorati a dovere, riescono anche ad avere idee nuove e progetti propositivi per il futuro.

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Libia: Cina rammaricata per attacco (ANSA) Libia: Mosca ribadisce ‘rammarico’ per bombardamenti alleati (Adnkronos/IGN) Fino a quando non compariranno: Libia: Cina incazzata per attacco Libia: Mosca ribadisce ‘vaffanculo’ per bombardamenti…

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D’accordo, la frittata è fatta. Ma come cazzo si fa a dire “è tutto sotto controllo” e “non c’è nulla di cui preoccuparsi” – lo dicevano fino ad un paio…

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Ora la battuta fatevela da soli. A proposito di meno male: meno male che ho tagliato i capelli. Pessima aria per i capelloni dei centri sociali.

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Impagabile. Questi sono i nostri senatori. A dire il vero li invidio, mi ricordano gli ultimi due anni di superiori, ed il richiamo del presidente é tale e quale quello…

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Fioretto.

No, non la buona azione per la quaresima.

Questo fioretto.

fioretto

Sto tutt’ora cercando le parole adatte per esprimere il mio disprezzo.

Verso chi?

fioretto

Piccola premessa

Verso gli studenti de “La Sapienza”. Cazzo che nome gonfio. Mi si riempie la bocca solo a pronunciarlo. E non ho nemmeno appetito: ho appena finito di mangiare.

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Alla fine sono andato a vedermelo.

Trenta minuti di coda in temperatura discesa-stellare, ma ne valeva la pena.
Valeva più che altro per guardare il rifiutato, il reietto dalla televisione farmi provare un senso di leggera vertigine nella standig ovation iniziale e finale.

Già fuori, nell’attesa, le telecamere del TG3 – grazie al cielo – catturano Saverio, coinquilino e Vincenza (amica al seguito), ovviamente i meno informati a riguardo.
Ci sono voluti centoventi secondi per far capire a Vincenza che “la” Luttazzi, non trattasi di Sabina Guzzanti, da lei già vista a seguito dell’ennesimo allontanamento dalla tv, ma “il” (milanesismo) Luttazzi, Daniele, il bimbo terribile della satira italiana.

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Ci risiamo. Ecco, ci risiamo. Un’altra volta. E questa volta l’altarino si è sfasciato, non ci sono più editti bulgari, non c’è più solo la destra a destabilizzare il già precario equilibrio della libertà d’espressione in Italia.
Ora c’è un’emittente televisiva privata, e, pensavo fino a ieri, finalmente libera.

Cazzate.

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Cominciamo a prendere un dato di fatto – noi – e a smettere di farci prendere per il culo da loro.

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