Quarantaseiesimo

Alla fine sono andato a vedermelo.

Trenta minuti di coda in temperatura discesa-stellare, ma ne valeva la pena.
Valeva più che altro per guardare il rifiutato, il reietto dalla televisione farmi provare un senso di leggera vertigine nella standig ovation iniziale e finale.

Già fuori, nell’attesa, le telecamere del TG3 – grazie al cielo – catturano Saverio, coinquilino e Vincenza (amica al seguito), ovviamente i meno informati a riguardo.
Ci sono voluti centoventi secondi per far capire a Vincenza che “la” Luttazzi, non trattasi di Sabina Guzzanti, da lei già vista a seguito dell’ennesimo allontanamento dalla tv, ma “il” (milanesismo) Luttazzi, Daniele, il bimbo terribile della satira italiana.

Svelato l’arcano: non centra per nulla il Giulianone in ammolli latrinici con la sospensione dello show, bensì il tema trattato – e goduto quella stessa sera in teatro – dal nostro affezionatissimo riguardo “Spe Salvi”, l’enciclica di papa Benedetto icsvii.

La sala é piena in ogni ordine e grado? No, a dirla tutta: una decina di posti sono rimasti vuoti, alla sinistra dell’avvenente camerawoman (ma esiste?) che si trovava a pochi passi da me.

Sul palco sei leggii, uno per il nostro affezionatissimo e cinque per le persone comparse o meno durante il suo show (voci fuori campo, attori nei dialoghi platonici).

Uno show iniziato in maniera abbastanza cruda, una critica a trecentosessanta gradi alle religioni tutte, salvo il buon Siddharta, che, senza essere figlio-di, profeta-di, messaggero-di, in effetti si propone come l’unico pensatore libero.

Un pesante quanto documentato massacro generico al nostro Jeovah. Dalle origini in poi.

Qui scriverò battute sue che ai credenti particolarmente sensibili possono non piacere.

Già dalla genesi ce n’é: “… e così Adamo ed Eva vennero allontanati dal Paradiso Terrestre per aver mangiato il frutto del peccato. La mela. Per fortuna non ha saputo cosa avevan fatto con le banane…”

E poi una critica alla lentezza della modernizzazione della Chiesa: “La Chiesa é lenta nel modernizzarsi. Tant’é che il loro concetto di portatile é un chierichetto.”

Critiche anche riguardo al papa, ma, soprattutto, ai leader religiosi in genere: “il papa vorrebbe che tutti fossero cattolici e le mucche vorrebbero che tutti fossero indù”.

Una serie di dialoghi platonici al limite della pornografia ed un’idealizzata intervista assolutamente non priva di acide frecciate.

Nessun riferimento di particolare importanza a La7, cui, in apertura, limita a redarguire (e con lei la televisione tutta) con un  “Lo dico a scanso di equivoci, non siamo qui tanto per me ma per noi, per difendere il nostro diritto di decidere cosa guardare in televisione”.

P.S. per tutti quelli che considerano volgare Luttazzi, pensino che la satira non é volgare, é esplicita.

P.P.S. Una nota storta: Daniele, la prossima volta, quelle cazzo di luci sul pubblico, accese per la prima standig ovation, falle spegnere, altrimenti al tuo prossimo spettacolo mi porto i RayBan.

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