Quarantacinquesimo

Questo lo avrei dovuto scrivere due giorni fa.
Per motivi tecnici va in onda solo ora.

Questa notte, per qualcuno, é una notte magica.
Qui lo sanno in pochi. E’ riassunto dal “…ma é ancora Italia dalle tue parti?” quando ho spiegato questa notte.

Ai bambini di Mordor la parola Natale nelle orecchie suona esattamente come vacanza. Sì, da scuola.
Nessun effetto di particolare rilevanza per la mente di un bambino.

I regali – i giocattoli – a Mordor arrivano prima.

E pare sia un’usanza abbastanza diffusa laggiù.

A dirla tutta, la storia di Santa Lucia ha dei risvolti al limite del pulp. Ben oltre la Passion Gibsoniana – no, non lo scrittore.

Da quel poco che sono riuscito ad assimilare della sua storia, si dice sia vissuta a cavallo del III e IV secolo. Dopo Cristo, se qualcuno ha ancora dei dubbi.

I pochi documenti riguardanti la sua vita narrano di un impegno di matrimonio con un uomo pagano e di un voto di castità a Sant’Agata, con la preghiera di guarigione per la madre colta da emorragie fuori controllo.

Preghiere ascoltate, anzi sminuite dalla rivelazione di Sant’Agata stessa, apparsa alla Nostra Affezionatissima, portatrice della rivelazione di quanto la propria fede di per se possa bastare.
E’ contorto: Sant’Agata dice a Santa non ancora che non c’é affatto la necessità di pregarla, la fede già le basta.

Ovviamente il pagano di turno decide di denunciarla (é incredibile quanto fossero sadici/bastardi gli uomini del passato) proprio nel periodo delle persecuzioni ai cristiani da parte di Diocleziano.

Qui inizia il bello.
Ah, dimenticavo: la madre era guarita dopo le preghiere.

Dopo il processo di rito, che la vedeva rispondere con frasi veramente d’effetto alle accuse imputatele, scatta lo stupro di massa, ma per farlo deve essere portata in un altro luogo adatto (qui mi sono posto parecchie domande sulle strane usanze del passato).
Nessuno dei soldati intenti nel vile gesto riesce a smuoverla di un solo centimetro.

Allora passano al piano B: se non puoi averla, distruggila.
La cospargono di resina e pece e le danno fuoco, ottenendo lo stesso risultato che si ha quando lo si fa su di una superficie ignifuga.

A quel punto, penserete, dopo averne viste così tutte in una volta o:

1. me la do a gambe levate, prima che quella strega mi tramuti in un animale estinto
2. cedo alla sua fede di gran lunga più d’effetto di quanto visto dalla mia fino ad allora.

Nulla di tutto questo. I romani (quelli storici), bastardi fino all’osso optano per la decapitazione. Metodo già usato con San Giovanni. E quindi di andare sul sicuro.

Il seguito che conosco io é più truce, più pagano.
Tra le torture cui Lucia viene sottoposta c’é quella di strapparle gli occhi.
Qui ci sono versioni diverse: chi sostiene che continuasse a vedere lo stesso, e chi addirittura afferma di averla vista riprendersi gli occhi gettati a terra e rimettersendoseli tornò come se nulla fosse.

Nella mia mente di bimbo Santa Lucia aveva un aspetto simile a questo:

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Vi lascio immaginare le mie reazioni ogni volta che sentivo suonare il campanello.

Ah già, devo spiegare anche questa: la leggenda vuole che Santa Lucia porti i doni ai bambini buoni, e lo faccia trasportandoli in un carretto trainato dal suo fedele asinello. Segno inconfutabile della sua presenza e del suo arrivo é il suono del campanello che da leggero si fa via via più forte con il suo avvicinarsi.
Guai a cercare di vederla! Nella sua santità era solita lanciare cenere negli occhi dei bambini che avessero osato l’azzardar simil gesto. Magnanima.

Quel campanello mi causava veri e propri attacchi di panico.

Ma quella notte era la più lunga, e solo dopo anni compresi quanto poteva essere molesto per i miei genitori trovarsi un frugoletto che alle quattro di mattina viene a svegliarti tutto ansioso di andare a vedere cosa ha portato Santa Lucia.

Così come per i bimbi buoni i regali sono assicurati, per quelli cattivi é assicurato il carbone.

Da lì la geniale idea di una Santa Lucia goliardica che della mia felicissima sveglia ha instillato quel desiderio di dire parolacce, ma che, in un Nicola ancora candido, non sono uscite.
Non so se vi é mai capitato di provare il carbone dolce.
Purtroppo di foto non ne ho trovate, ma qui vi metto la ricetta ed intanto provo a spiegarvelo.
Si tratta di un dolce molto duro, dalla forma e colore esattamente identici al carbone vero.
La superficie dei suddetti pezzi di carbone, difficilmente é liscia, anzi, spesso si presenta come ruvida, puntuta e porosa.

Vi lascio immaginare l’effetto che deve fare sotto i tuoi piedini nudi di bimbo, inconsapevole che la Santa burlona aveva lasciato giusto un piatto – per suscitare il terribile sospetto di un’annata indegna di regali – ai piedi del letto.

Fu un momento drammatico, devo ammetterlo.

Oggi però é diverso. Mi sento di rinfacciare a mia madre il non avermi mai fatto vivere Santa Lucia come i popoli svedesi amano fare. Cioé spazzando via quell’immagine di donna priva di occhi eppur vedente, con una più rassicurante bella gnocca bionda fuori di testa (perché ci gira con un candelabro, sulla testa).

Avrei apprezzato di più.

Anche se, a dire il vero, non ho mai invidiato i bambini che aspettavano babbo natale. Io avevo la mia personalissima inquietante santa che ogni anno non ha mai mancato di rendermi la notte del dodici dicembre l’unica notte che racchiudesse ansie e paure mai così piacevoli.

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