Trentaseiesimo

Riprendi a scrivere.
Devi scrivere.
Prova
a scrivere.
I problemi sono sempre gli stessi, i soliti e comuni: tempo, stanchezza, ora ci si mette pure il caldo.

Oggi è un altro 21 giugno, e verrebbe voglia di rileggere quel che ho scritto 365 giorni fa per tirare le somme di quanto fatto.

In effetti sono a 500 chilometri da dove ero un anno fa: qualcosa deve pur essere cambiato.

Dacché ho preso definitivamente il largo per cominciare a vedere come sarebbero andate le cose oltre i confini di Mordor, ho appreso una delle lezioni più importanti della mia vita: è solo questione di farsi trovare preparati quando arriva lo schiaffo.

Pensandoci bene, non è che un susseguirsi di periodi morti, almeno fino al momento in cui spunta fuori un problema, ci si palesa davanti la difficoltà, ci viene dato uno schiaffo. E se non ci si fa trovare pronti allora è un bel problema.

Ieri sera ho avuto modo di fare una di quelle cose – magari semplici – da pubblicità della carta di credito, quelle cose che non hanno prezzo.

Credo di non poter mettere su queste pagine l’effetto provato, dopo tanti giorni senza riuscire a far nulla se non ad alzarmi la mattina ed andare al lavoro, quando mi sono messo con Francesco (coabitante della casa dove sono) fuori sul balcone a suonare, lui con la sua chitarra elettrica ed io con il mio synth, a volume da notturno di Chopin, le note più disparate accavallatesi alle parole più assurde e stupide: una manna dal cielo.

Trovarsi a suonare su di un balcone di un palazzo a Roma, mentre dentro casa amici e compagni di palestra di Saverio (altro coabitante) sono venuti a sincerarsi del suo stato di salute ed a portargli film e stampelle dopo che si è rotto un dito del piede al gay pride. Anche questa dovrò scriverla prima o poi. E’ la spinta a farlo che mi manca.

Forse è pigrizia, o forse è davvero un’assenza di contenuti destinata a portarmi lentamente alla deriva, per adesso, almeno fino a quando non avrò voglia di remare di nuovo.

Oggi è il mio compleanno, e queste scritte le ho messe con un po’ di riluttanza. Non perché non volessi scriverle, ma semplicemente perché non ho il tempo per farlo come vorrei, come dovrei.

Verrà il suo tempo. Cazzo se verrà.

Buon misantropleanno, Nicola.

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