Settantanovesimo

Stavolta non parlerò di Travaglio e dell’ennesimo siparietto italiano fatto con le armi di distrazione di massa che tanto fa figo citare.

No, non voglio parlare di un giornalista che va in televisione e parla di quanto emerso dopo indagini personali, e della reazione smodata del resto del mondo.

Non parlerò del fatto che – per sua stessa ammissione – non sarebbero sorti problemi di alcun genere, visto che certa gente non legge (ed il putiferio saltato fuori dopo l’intervista televisiva non é altro che l’ennesima dimostrazione di che barzelletta siamo).

Non parlerò del fatto che nessuno si é nemmeno degnato di chiedersi se, offese comprese, fanno parte di un qualcosa di merdoso e concreto, reale, accaduto, fatto, invece di impacchettarci la solita merda distrattiva al fine di salvare più deretani possibile.

No, non parlerò di tutto ciò questa volta. Resisto.

Non dirò che sono sdegnato del fatto che il caso Biagi/Luttazzi/Santoro (rigorosamente in ordine alfabetico) si riproponga con quasi gli stessi nomi, salvo trapassi ultraterreni, qualche anno più tardi.

Non dirò che mi viene da guardare altrove e che, grazie al cielo, il periodo é propizio (almeno per quanto mi riguarda).

E se anche ne parlerò, non mi importerà. Qualcun altro ben più importante di me ha fatto altrettanto pochi giorni fa: non metterete in croce me per una contraddizione, vero? (D’accordo, non ve lo chiedo. Bastardi).

Per farmi perdonare vi offro questo video d’antologia, cui sto ridendo ancora ininterrottamente da quando l’ho visto fino ad oggi.

Misantropia per la diffusione musicale dei geni incompresi: sono con voi, ragazzi.

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