Novantesimo

Stasera c’è ancora la luna con quella stella a fianco, poco distante.
E’ come se fossero collegate da un filo invisibile tenuto sempre alla stessa tensione.
Mi sono chiesto se anche tu ti fermavi a guardarle, le stelle, di tanto in tanto.
Prima non te l’avrei mai chiesto. Credo per l’imbarazzo: sembravi tanto pratica tu.
Eppure riempivi sempre tutte le parole crociate, le cornici concentriche e completavi anche quelle da cercare, quelle tutte bianche.
Io non ci riesco tutt’ora.

Non per altro: è che tra le cose pratiche un’approfondita conoscenza del lessico non mi sembrava paragonabile alle faccende domestiche e/o lavorative.

Evidentemente mi sbagliavo un’altra volta.

E’ sorprendente come un evento traumatico smonti i tuoi freni inibitori.
Come se nella natura umana – la mia senz’altro – sia inculcato questo apprendimento profondo vincolato dallo sbatterci la testa contro.

Inutile star qui ad elencare tutti i “ma” ed i “se” che popolano la mia testa, ma ora mi riprometto di trascendere la vergogna di parlare ai cari anche delle mie abitudini “meno pratiche”.

Questo è l’ennesimo tuo insegnamento, che del mio orgoglio a muovere sempre e comunque obiezioni c’è anche quello di apprendere e valutare – dopo la discussione – elaborando le cose che reputo giuste.

Che tanto il metro che uso è in gran parte il tuo.

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