Novantasettesimo

E allora galleggiamo.

Sono quasi le 17,30 e sto combattendo col sonno1, sul posto di lavoro.
Vivo questa condizione con l’alienazione forzata di chi deve trasmettere il sorriso-di-servizio tanto rassicurante ai clienti.
Sento la mia voce squillante e attiva e presente e rassicurante, come fosse quella di un altro. Abbastanza vicino da vedere quello che succede, ma con una grossa lastra di vetro a dividermi dal mondo esterno, le mie stesse parole sembrano provenire da laggiù, da qualcuno che non sono io. Insomma, mentre quella cosa – cioè io – parla, sono lì sopra dietro una vetrata, tanto vicino da vedere, ma privato della possibilità di sentire i suoni in modo reale: li sento ovattati.
Un po’ come stare dietro quelle grosse vetrate che mettono sopra le piscine e da cui le mamme tengono sott’occhio i figli alle prime prese con l’acqua e il galleggiamento.

Stavolta l’insofferenza ha una giustificazione tangibile – pare – ma incredibilmente mi scopro buono – (deve essere per forza qualcun altro quello che parla…).
Ad un signore anziano ho descritto meticolosamente i tre tipi di gelato confezionato in vendita come se fossi ad un provino per media shopping e inappagato dal gesto tanto cordiale, l’ho aiutato ad aprire la scatoletta dei “Bocconcini Di Gelato Alla Vaniglia Ricoperti Di Cioccolato Al Latte2”, visto l’inquietante tremore parkinsoniano, prima che facesse del contenuto della confezione un omogeneizzato vaniglia e cacao.

La sala dove mi trovo solitamente è vuota e silenziosa (cosa normale il giovedì pomeriggio, letale questo giovedì pomeriggio, causa mie condizioni).

Era vuota e silenziosa: alle 17,583 la sala solitamente vuota e silenziosa si è popolata di gente, una dozzina in tutto, tra cui tre bambini. Da soli bastano a fare un baccano da ricreazione-alle-elementari e vorrei davvero fossero muti4 5.

Una signora è entrata ed uscita tre volte facendo il giro del cinema; all’esterno, intendo.
Credo a causa di quella sensazione di smarrimento data da una porta dotata di pulsantone antipanico da una parte e un appiglio fisso dall’altra (una maniglia vecchio stile: un tubolare piegato a rettangolo – con angoli arrotondati – saldato all’altezza giusta6 della porta).
Dove il bancone del bar termina c’è uno spazio per il passaggio che porta alla toilette della sala d’attesa e ad una delle molteplici USCITE DI SICUREZZA presenti nel cinema e per questo motivo la porta è munita di una barra a pressione rossa larga quanto la porta stessa e del tutto inutile. In quella pesante porta non c’è nessun/a (???????)7 a bloccarne l’apertura, ma tanto basta – il pulsantone, intendo – a creare l’illusione e, una volta dall’altra parte, credo si generi un certo sgomento alla vista di quell’appiglio fisso e privo di qualsiasi collegamento ad un qualunque meccanismo della porta.
La stessa – porta – è “pesante” perché pilotata da una pompa idraulica di rimando8 9.
La toilette si trova subito a sinistra – una volta aperta questa grossa porta –, altrimenti ci si ritrova in un pianerottolo con vista su scale a scendere pronte a cagarti10 fuori dal cinema una volta percorse.
Alla poveretta deve essere sfuggita la toilette subito a sinistra, deve essere scesa dalle scale e si deve essere trovata inavvertitamente sulla strada.
A quel punto – dopo la seconda risalita delle scale del cinema – mi ha chiesto dove fosse la fantomatica e ben nascosta toilette, quindi, una volta trovata e dopo aver dato sfogo alle proprie fisiologiche esigenze, non s’è fidata a provare a tirare quella maniglia fissa e senza nessuna parvenza di meccanismo d’apertura e statica, così deve aver rifatto le scale e, affidandosi al più rassicurante e classico maniglione antipanico della porta anale, è ri-uscita, ri-rientrata e ri-rifacendo le scale di fronte a me11 è tornata vittoriosa nella sala solitamente vuota silenziosa.

Comincio a vedere i clienti del cinema come dei profughi, invalidi, o persone che hanno sempre e comunque bisogno di sentirsi rassicurate e assistite.
Oppure con l’inequivocabile espressione di chi-s’è-perso.

Sinceramente, non ho capito se questo sia un bene o un male, ma tant’è e forse stanotte dormo.

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1Il destino ha voluto che si incastrassero due fatali sequenze circostanziali:

1. Amico ospite – con donna non italiana e necessità di recupero passaporto c/o propria ambasciata – la sera.

2. Appuntamento ore 11,00 a.m. ca. dell’indomani (cioè oggi) c/o market grossista di forniture per ristoranti e/o locali, sito in zona vagamente sconosciuta e con pronostico tempistico intorno all’ora e ½, causa rinnovo contratto biennale d’affitto.

2E con la possibilità di contenere tracce di frutta a guscio e uova2a

2a che hanno il guscio anche loro, ma sulla confezione non viene menzionato, così come l’origine delle uova (di quaglia? Piccione? Aquila? Falco? Struzzo? Pettirosso? Martin Pescatore?).

3Orario sul display touch screen della cassa, che funge da insindacabile riferimento temporale una volta varcati i Cancelli Del Cinema.

4Lo so: l’uomo è incontentabile. Almeno, spesso lo sono io.

5Così come sono sopporto chi compra H2O liscia o frizzante dall’impensabile costo di 1€uro e 50 Cents dandomi una banconota da 50 €uro.

6Quella che non fa sentire una persona alta troppo alta ed una bassa troppo bassa.

7Non potete immaginare la fatica che ho fatto nel coinvolgere anche i colleghi qui al cinema, coinquilini, a casa, nel darmi una mano a trovare il nome esatto di quel fottutissimo pezzettino che fa chiudere le porte senza bisogno di toccare la maniglia, ma che ne impedisce la riapertura senza l’utilizzo della maniglia. Ogni suggerimento sarebbe gradito.

8Che sarebbero quei braccetti che si vedono sopra le porte di certi palazzi, dei cinema e di tanti altri posti cui la porta si chiude da sé.

9Segnalazione errata: Fabio9a ha precisato, dopo un’ispezione, che trattasi di F.G.(èffeggì – cit.) Forza di Gravità che contribuisce alla stessa. La porta è ingegnosamente montata in pendenza.

9a Il proiezionista più esperto di cui ho saltato troppe lezioni perché ancora – io – incapace di gestire bene il tempo e capire quando posso stressarlo o meno (una santa persona… quasi).

10Non scrivo “cagare” gratuitamente: si esce proprio sul Quasi-Retro10a del cinema, da un’altra porta munita di maniglione antipanico (stavolta del tipo classico) all’interno e assolutamente liscia e anonima e sprovvista di maniglia all’esterno.

10a Il cinema è disposto quasi ad angolo su un lato dritto delle costruzioni. Una sorta di mutilazione architettonica che mi viene difficile descrivere ora, ma che sicuramente tornerò a cercare di motivare. Deve avere un perchè.

11Scale disposte a semicerchio. Da quando sono lì ho visto una quantità industriale di culi. No, non di omosessuali, di natiche, culi. Puoi provare a fare finta di nulla, ma è inevitabile, li hai lì davanti. E’ come essere davanti ad una voliera colma di canarini e pretendere di non notarli. Il fatto è che… questo me lo tengo per un altra volta, ma mi spiegherò.

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