Ventitreesimo

Dove sono? Ovvero: appunti di un viaggiatore disorientato – Parte seconda (un po’ più seria).

Chi mi conosce lo sa: non c’è periodo storico che riesce ad affascinarmi più del medioevo. So anche di non essere l’unico, ma tant’è.

Così in un rarissimo sabato costituito anche dalla mattina, mi sono ritrovato in una condizione che da tempo non provavo.

E’ un meccanismo mentale automatico (anche se come l’ho detto non rende l’idea: sembra che stia parlando di qualche strano aggeggio tecnologico), un gioco imparato da solo tutte le volte che mi sono trovato a poggiare i piedi in luoghi di quel periodo.

Non so se anche a voi sia capitato di cavalcare la fantasia con attorno tutti gli stimoli adatti a farlo.

Questa cosa, dall’origine – in me – incerta, mi portava anche ad estraniarmi da gruppi di amici ed a zittirmi completamente, per cogliere totalmente l’invenzione percorrente le mie sinapsi.

Funziona più o meno così: comincio ad appoggiare lo sguardo sulle pareti della stanza di un castello, inspiro l’umidità delle pietre/mattoni, osservo gli oggetti presenti, i soffitti, poi comincia questa cosa, capace di farmi immaginare quel luogo popolato da chi lo abitava.

Premetto, io non vedo la gente morta, semplicemente immagino cortigiani dare vita a quei luoghi ora destinati solo a gruppi organizzati.
E mi succedeva automaticamente, come se fosse la cosa più facile al mondo.

<< Ti è mai capitato di andare in un luogo antico, vederne ciò che ne rimane ed immaginartelo vissuto dalla gente dell’epoca? Domani penso di riuscire a farti provare quest’effetto… >>

Grazie, di nuovo.

Così sono tornato indietro nel tempo, in un periodo storico a me per lo più sconosciuto, cogliendo definitivamente il senso di frustrazione dei dotti medievali, del tutto incapaci di pareggiare le capacità degli architetti dell’impero.

Passeggiando tra quelle rovine, tra i pavimenti a mosaico, lungo le pareti di mattoni disposti ora ordinariamente, ora ad arco, ora a ventaglio; guardando le colonne rivestite in marmo ancora lì a sorridere lo splendore di un’era lontanissima, ben presto ho cominciato a respirarne l’atmosfera viva, maledicendo un po’ me stesso per l’ignoranza riguardo quanto stavo vedendo.

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Dulcis in fundo:

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