Trentunesimo

Sessioni fuori tema, realizzando nella mia area epidermica un paio di taglie in meno ho avuto la grazia (sia ringraziata Sua graziosità) di poter poggiare le superfici plantari in prossimità di colline ospitanti borghi dai nomi fiabeschi ( es: Settecolli, Controguerra, Cavatassi [uh?!], Colle Luna, Villa Volpe eccetera eccetera, insomma, mancavano solo Fantasia e la Città di Smeraldo per essere al completo) e poter vedere, a sfogo personale, l’effetto del mare senza tutta quell’inutile calca estiva.

Già di per sé, le colline bastano ad allietarmi. Tutto il p(i)attume di Mordor costituisce una difficile distrazione, soprattutto per uno cui il piano affascina qualora si trovi nella condizione adatta di apprezzarlo, ma ultimamente sono brontolone, quindi: avevo bisogno di quell’escursione.

Già ne ho sentito i benefici. Non per altro, scrivere di questi giorni mi è impossibile, un po’ per la demoralizzazione di fronte alle beghe tecnologiche cui questo blog deve far fronte – e comunque mi ci sto mettendo – un po’ a fronte del fatto che sto leggendo – eh sì, togliere Barth è stato un po’ come togliermi un molare, ma terrò duro. Sto solo facendo un’altra cosa per i libricini ed i film, di modo che un classico da me molto apprezzato, possa rimanere esposto anche per un intero anno solare senza che gli astanti si lamentino.

E’ abbastanza presto, sto finendo l’ultimo ciclo turnista prima di dare avvio alla vera novità, a dove credo di poter trovare maggior spunto per tornare ad infestare la rete con le mie amenità ed in più a congiungermi con chi ha avuto il coraggio e la disgrazia di voler sopportare per più tempo del previsto il sottoscritto.

Tranquilli, non allarmatevi, ancora nessuna è disposta ad adottarmi, per ora do una bella svolta alla mia vita, ma non voglio ancora anticipare nulla: dicono porti male.

Dicevo, il mare d’inverno è in qualche modo un calmante, tanto è malinconico e potente allo stesso tempo.
E’ tesi ed antitesi di se stesso, con le onde increspate già al largo, e le spiagge occupate dai gabbiani affamati.
E’ forse il silenzio che ne contraddice l’accezione estiva a spiazzare.

Vero che d’estate ci si può andare la notte per poterne godere i riflessi, magari quando la luna è piena e gli conferisce quell’aspetto da pirati dei caraibi, ma nell’inverno l’aria è carica di umori salmastri e pungente fino a farti sentir tirare la pelle sulle guance.
Lo spazio aperto rincuora insultandoti, palesandoti davanti tutta la sua enormità a fronte del tuo essere minuscolo, lo so è masochistico, lo so, certe volte serve anche questo.

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E verdi vallate e superficie blu sono bastati in parte a farmi dimenticare quanto mi fa corrucciare la fronte tutte le volte che alzo lo sguardo verso qualcosa di curioso.

Ho sonno, ora, a dire il vero ho scritto solo perché volevo vedere come stava con la facciata sistemata così, e se qualcosa non vi piace, dite pure, che poi vi faccio modificare.

Vado a nanna con questa frase partorita stanotte:

In autunno tutto appassisce, ed io comincio a stare un po’ meglio.

P.S. non so se i commenti si inseriranno o meno. Detto fra noi: ‘nm’importa, è uguale.

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