Centodiciottesimo

Pre-prologo

<< Jack, stasera hai programmi? >>

<< No, figurati, perché volevi fare qualcosa? >>

<< Mi porti dagli irlandesi? >>

<< Che ci vai a fare? >>

<< Ho solo voglia di bere una Guinness in pace, giornata pesante… >>

<< Ok, devo montare un mobile prima, ma se vuoi poi passo a prenderti >>

<< d’accordo. >>

Prologo.

Millemila persone per il signor Potter. Millemila persone per Raperonzolo con un titolo che nemmeno in Canton Ticino, Millemila persone per “La donna della mia vita” (appunto, in un film),

e la mia splendida domenica da Heartbreak Hotel.

Superiamo il primo scoglio dissipando la ressa.

Istruzioni per l’uso – e scarso rendimento nervoso.

Di chiudere le relazioni accade più o meno a tutti, almeno una volta nella vita.

Accade anche di fare cazzate del tipo “rimanere in contatto”. L’esempio meglio calzante è quello dell’ustione: dopo una scottatura, qualunque fonte di calore ad una distanza minima e normalmente accettabile, brucia. Non ci puoi fare niente. Quella parte s’è scottata ed ora è sensibile al calore come i tuoi occhi alla luce appena sveglio.

Così succede che in una relazione più o meno longeva, nel momento del taglio, diciamo Nadia (nome di fantasia), in realtà passa la giornata a discutere, insultare, ricevere insulti, insomma tutte quelle cose capaci di far pensare all’altra parte di avere ancora la tua attenzione tutta per sé, via sms o per telefono.

Quando succedono queste cose si sente puzza di guai lontano un miglio. Anche se discutibile, io ne ho fatto un assioma: sentirsi alimenta speranze. Se non c’è intenzione alcuna di proseguire, le speranze diverranno ossessione. Dall’ossessione potete proseguire voi che io mi sono rotto le palle. Insomma, spero abbiate capito fin qui.

L’epilogo – ed è solo l’inizio del racconto – è stato l’irrompere di, diciamo Giuseppe (nome di fantasia), con l’intenzione di ricevere spiegazioni dell’improvvisa-rottura dopo aver cavalcato per un mese un ciuco zoppo avendo la convinzione di stare su un drago volante.

Diciamo anche che chi di dovere ha gentilmente accompagnato Giuseppe fuori, cercando di calmarlo e spiegandogli che quello non era né il posto, né il momento per affrontare discussioni di importanza statale.

Dall’altra parte Nadia s’è frantumata come solo il cristallo sa frantumarsi.

Lì per lì mi sono sentito come un oceano impazzito, ogni singhiozzo suo una bolla al cuore, ma non potevo farci nulla: di arrivare a quel punto l’aveva scelto lei.

Finisce l’orario di prigionia lavorativa e vi rimando al prologo.

Adoro quel posto – frequentato sì e no un paio di volte – perché apre a notte inoltrata, e rimane aperto fino all’alba, che d’inverno non arriva prestissimo.

Lo adoro anche perché è un buco, frequentato da scozzesi, inglesi, americani, irlandesi.

Lo adoro perché ha le freccette e quelle serie, anche se non ci gioco: non sono sbronzo abbastanza è la scusa che uso più spesso per negare all’offerta.

Quella sera, come se non fosse già abbastanza, avevo notato qualcosa di insolito.

Una coppia al bancone discuteva animatamente. Troppo animatamente.

Così esco a fumare una sigaretta e poco dopo esce anche lei, diciamo Giada (nome di fantasia), e s’è veramente rotta i coglioni di lui. Giusto per non dare adito a qualsivoglia dubbio, eccheccazzo.

E adesso lo farebbe tornare a casa a piedi, se lo merita quello stronzo, e guarda che se lo meriterebbe davvero…

Le ho solo chiesto se fare una cosa del genere l’avrebbe fatta stare meglio, e sì, che l’avrebbe fatta stare meglio.

…Allora fallo.

Panico. Smarrimento. Azzeramento della salivazione e cazzononciavevopensatoadessocosafaccio?

Non so cosa le fosse passato per la mente in quel momento. Io ero già dentro a bermi la mia Guinness. E poi c’era Fabio (nome non di fantasia) che lavorava su quel portatile senza tastiera che ti fa dire un nerdissimo IO FACCIO TUTTO COL MAUS.

Rientra, ordina un altro drink. Lei.

Lui gesticola nervoso dopo aver tirato quattro freccette disinteressate (sì, pure le freccette), poi le fa segno che se ne va. Lui esce, lei prende la borsa ed esce. Lascia la porta aperta. Fabio bestemmia, si alza e chiude la porta.

Io ordino un’altra Guinness. Sullo sgabello è rimasta la giacca della ragazza e sul bancone il suo drink.

<< Qualcuno va a controllare che nessuno faccia cazzate? >> la butto lì. Qualcuno esce, non so chi sia. Non rientra. Poco dopo esco anch’io, per fumarmi una sigaretta e godermi questo 28 novembre a temperatura primaverile, dove le mani non ti ghiacciano e non hai bisogno di coprirti bene per uscire. Chi era uscito mi fa cenno di non allontanarmi dal muro << hanno già tirato secchiate d’acqua… >> mi dice.

I due sono alle mani.

Perfetto! Penso. Alzo gli occhi al cielo e faccio la faccia di chi chiede se non è che adesso si stia un po’ esagerando con gli eventi, in un giorno, ma a quanto pare no. Torno dentro, era un po’ troppo per me.

Passa diverso tempo, lei rientra, prende giacca e drink ed esce.

Io esco a fumare un’altra sigaretta e la vedo con una torcia in mano alla ricerca di un fermacapelli.

Nel dialogo che ne è seguito, quello che davvero non ho capito, è il perché continuasse a giustificarsi con me sul fatto che lei non fosse così, che lui non fosse come se l’immaginava ed ora guarda a che punto era arrivato e non immaginava di arrivare a questo punto e…

D’accordo Giada-col-naso-che-ti-cola, sei rivoltata come un calzino. Ma potresti almeno tu sincerarti di te stessa e dire ho-fatto-una-cazzata e/o dirti che quello che hai in testa non centra un cazzo con quello che avevi davanti e guardare avanti invece che indietro?

Odio chi singhiozza e annuisce.

E io volevo soltanto bere una cazzo di birra in pace dopo una giornata di merda.

2 commenti su “Centodiciottesimo”

  1. “I due sono alle mani.

    Perfetto! Penso. Alzo gli occhi al cielo e faccio la faccia di chi chiede se non è che adesso si stia un po’ esagerando con gli eventi, in un giorno, ma a quanto pare no. Torno dentro, era un po’ troppo per me.”

    pensavo che saresti intervenuto a separarli, tipo super-eroe, cazzarola!! 😛

    che serataccia…………!

  2. …. riguardati dai cazzotti !!!

    Fai quello che la tua coscienza ti suggerisce.

    P.S. – Raffalla mi sta insegnando a chattare … con le mie dita st…ze che vanno dove vogliono e non dove dico io!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.