Centodiciannovesimo

Per una sera, visto che nei locali tranquilli attiro paranoie come una lampada antizanzare gli insetti d’estate, andiamo nel tempio del divertimento e del peccato. Andiamo al muccassassina.

Ne avevo già scritto qui, se non ricordo male, tempo fa. Tornarci tempo dopo ha sortito effetti diversi.

<< Mi raccomando, Nicola, fai parlare me… >> mi dicono poco prima che arrivasse il nostro turno.

Eravamo in lista; io, ovviamente, ho dovuto prendere in prestito il nome di un assente tra quelli che si erano prenotati il posto. E quella raccomandazione mi ha fatto sorridere.

Arriva il nostro turno.

<< Buonasera mistress >> dico alla drag-queen che ci si para davanti, lasciando la parola in gola a chi si raccomandava.

<< Ciao caro, siete in quattro? Datemi la mano che vi faccio il timbro per le riduzioni… Passa una buona serata! >> si congeda con noi.

<< Senz’altro tesoro! >> sorriso di circostanza – faccia come il culo – ed entriamo.

Il locale è pieno all’inverosimile, gente di ogni tipo. Ma proprio di ogni tipo.

Ricordavo di apprezzare poco quelle serate per la musica, spesso troppo noiosa seppur accompagnata da sfarzi a contorno di tutto rispetto. Stavolta, senza nemmeno saperlo, c’era lo spettacolo adatto a me.

Dopo un primo giro di accompagnamento e diversi maschietti con gli occhi puntati addosso a me, prendo il mio drink e mi sistemo nell’area vicino alle scalinate dei piani per fumare una sigaretta.

La musica si blocca un istante, colpo d’apertura e come d’incanto le colonne di tutto il locale si illuminano e sì, sono proprio dei funghi capovolti quelli che stanno scorrendo lungo le superfici, e sì, quelle sul palco sono delle carte da gioco e quella è la regina di cuori e c’è il cappellaio matto che canta!

Occhi al cielo e grazie, un’altra volta.

Credo di aver ballato per tre ore consecutive, senza pensare a niente, senza preoccuparmi di niente, anche se una notazione negativa devo farla: le ragazzette ivi presenti sono aggressive. Aggressive al punto che ti mettono le mani addosso mentre stai ballando. E di per sé non sarebbe nemmeno male, avessi voglia però.

Il fatto è che sto ballando, con lì davanti i personaggi di Wonderland, io sono in Wonderland, e so benissimo che a voi non frega un cazzo, ma sono lontano mille miglia da dove siete e lasciatemi fluttuare da quelle parti, fino a domani mattina, stasera non ho bisogno d’altro, e per la notte avrò la mia ninna-nanna personale dopo essermi congedato da quel mondo e di certo non da voi che vi state divertendo un mondo, ma avete gli occhi incollati alle prede. Stasera faccio il bianconiglio e siccome sono in ritardo, fatemi scappare via.

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