Centoventitreesimo

Sciopero del blog seminterrotto causa pressioni esterne. Io non volevo.

Prima domenica dopo tanto tempo passata lontano dai più o meno cinefili andando a vedere spettacolo animato con personaggi in carne ed ossa.

Ero convinto che il Palalottomatica fosse una struttura simile all’ex Filaforum, ora Datch Forum di Assago. Il palazzetto dell’Armani, per intenderci, e della squadra allenata da Dan Peterson, da me conosciuto più come esperto di Wrestling ai tempi in cui lo seguiva mia nonna paterna (Bruno e David Sammartino e Hulk Hogan ancora con tutti i capelli lunghi ed una carriera sfolgorante davanti), che come guru del Basket atterrato nel Belpaese. Niente di tutto ciò. Struttura circolare, 360 gradi di visuale dagli spalti ed incubo per chiunque cerchi un angolo per pisciare una volta entrati nel parterre.

Cats, il soggetto, per intenderci. Il parterre, settima fila, leggermente spostati a sinistra, felicemente spostati a sinistra, i nostri due posti. Dovevo rendere definitivamente inconfutabile un dubbio, due a dire il vero. Il primo, “mi piacciono i musical?”. Il secondo “perché mai 8949 repliche? – fonte wikipedia -,”.

Superati i cancelli ed accompagnati dalla meravigliosa hostess – a differenza delle colleghe dell’auditorium, carine uguale ma dall’aspetto decisamente meno carnale – manifesto tutto il mio entusiasmo alla vista della scenografia nuda e cruda e, a mio modo di vedere, romantica in modo diretto, senza bivi, deviazioni, caselli o semafori.

Nota prima dell’arrivo, con scuse a me stesso: giunti a bere un caffè da un amico a San Giovanni (zona di Roma), realizzare di aver dimenticato il telefono a casa è stato di per sé un sollievo. Apprendere che entrambi lo avevamo dimenticato è stata fonte d’ilarità. Apprendere di non avere nessuno strumento adatto a scattare foto a quello spettacolo ancora da animare è stata fonte di parolacce. Ma tant’è: componente mnemonica accesa come un faro da stadio e recettori eretti come il cazzo di un pornodivo. Non devo dimenticare nulla.

Fugace giro allo store dello spettacolo per vedere se c’era qualcosa di interessante.

« Maledetta me che non ho buchi per gli orecchini. » Protesta, anche se, per quanto belli, venti €uri per delle lamine raffiguranti felini mi sembrava troppo.

« Prendi una canottiera! » il suggerimento a me rivolto. « Ci fossero le spalle abbastanza grandi. Non le mie, ci ho rinunciato. La canottiera. » la risposta. « Posso permettermi una smanicata, semmai. Oltre è esagerare. »

Sedute accanto a noi una mamma e la sua bimba che sembrava venuta fuori da una scatola di caramelle. Panna & fragola. Un cucciolo biondo con un golfino in lana rosa, una gonna a coste sfilacciate bianche e rosa e calzette viola. Guarnita con un cerchietto fucsia decorato con una rosa. Sembrava uscita da quelle pubblicità in cui i bimbi sono perfetti. Signora, dove l’ha comprata così?

Comincia lo spettacolo e l’impatto sonoro, seppur arrivato imbottito da mille scetticismi sulla resa sonora del luogo – il Palalottomatica non vanta una qualità sonora eccelsa – mi sono dovuto ricredere. Sarà stata colpa del parterre, ma da dove mi trovavo l’audio arrivava pulito e senza eccessivi rimbombi. Qualche riverbero qua e là, ma in una struttura con quell’altezza e fatta per tutt’altro scopo, direi sia andata di lusso.

Nell’introduzione ho dovuto dare di gomito per destare dal rimanere rapita dal palco chi era con me, che in quel momento aveva la stessa espressione della bimba seduta accanto. I gatti erano scesi dal palco ed uno si era fermato sulla sedia davanti alla mia, cantando e guardandomi in faccia con tutta l’energia che solo acrobati e gente di quel tipo di spettacolo possono avere. Sorpresa!. La bimba, nel frattempo, era scappata sulle gambe della mamma. In effetti erano truccati veramente bene, e vedere un uomo felinizzato, o un gatto umanizzato che dir si voglia, fa il suo effetto.

Lo show è stato sorprendente, ed ha risposto affermativamente alla prima domanda ed ha dato il “perché” della seconda. C’è tutto: acrobazie, sorprese, amore, tenerezza, furfanteria, cattiveria, magia. All’uscita del “gatto cattivo”, la bimba, nell’attimo di silenzio che intercorreva tra una canzone e l’altra, tutte perfettamente coordinate, ha esordito con un “chi era quello là?”, con la voce venuta fuori da una rappresentazione giffoniana d’altri tempi. Signora, dove l’ha comprata così?

Pelle d’oca, per ben cinque volte durante lo spettacolo. Fino alle ginocchia. Mi sentivo un diapason in funzione. La versione italiana di Memory, con tutta quella malinconica disperazione sortisce il suo effetto.

Una volta finita la magia, la sorpresa di vedere sedici membri dell’orchestra, più il direttore saltare fuori a salutare. Tutto dal vivo. Pensavo che le basi fossero registrate. Sciocco un’altra volta.

E la mamma accanto, sconsolata «70 euro di biglietto e ho le gambe che mi fanno male ». La bimba non era più scesa da là. Ma, signora, credo che difficilmente si dimenticherà di sua figlia avvinghiata come un coniglietto fiaboso al suo collo, mentre da fuori gatti umani saltavano su quella scenografia magica ed una gatta vecchia e stanca, una volta diva, lasciava scivolare le note di Memory fuori dalla sua bocca.

Un augurio speciale al fu zio, neopapà Sam, alla splendida neomamma ed a Luigi.

Un video per rievocare.


Ed uno per dire “grazie”. Così, per riciclare un vecchio slogan, è tutta un’altra musica.



3 commenti su “Centoventitreesimo”

  1. Hey.. dov’è il tasto “mi piace”? Ah no, non è facebook… 😉

    Peccato che hai dimenticato il cellulare. qualche foto ci stava bene 😉

  2. a parte il fatto che la email (obbligatoria) te ce l’hai già, e per alcuni non dovrebbe essere obbligatoria.

    ma… avendo visto Il Re Leone, Il Fantasma dell’Opera e Starlight Express, credo ad ogni singola parola esprimente emozione.
    I musical sono fatti veramente bene, e se la storia lo merita sono ancora meglio.

    bella Nik…

  3. @Gianluca: eh, non sai il giramento testicolare. A pala d’elicottero.

    @My personal Lord B: Puoi sempre scrivere pippo@pippe.it

    Anche se, la mail più bella me l’ha messa un tizio che ha commentato il post con le poesie: non_te_la_dico@scusami.it. Sono corso in bagno a far pipì per non farmela addosso dalla felicità. Forse c’è speranza. Il fantasma dell’opera sarà il prossimo che vado a vedere. Londra credo. Ma aspetto conferme per la base.

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