Centotredicesimo

Non è per niente facile. “The time is running out” cantava qualcuno, e mai come in questo caso la frase mi è sembrata più veritiera.

Oggi è un giorno particolarmente triste: Pablo è partito. Sei mesi scivolati via al ritmo di feste all’aperto, studio, danze improbabili e sempre-e-comunque uno spirito, quello Andalù, come si definiva lui, di un’energia positiva disarmante.

Dopo un’ora scarsa di sonno e carichi dei festeggiamenti personalmente battezzati come “il-lungo-addio”, abbiamo accompagnato lui e Virginia all’aeroporto, e non ce l’ho fatta ad abbracciarlo prima che andasse.

<< Vattene >> l’unica cosa che ho saputo dirgli, regalandogli il “The Sun” per le tette dell’immancabile bella gnocca a pagina tre e la Gazzetta dello sport del giorno, a lui che di calcio ne è intossicato come pochi.

Se ne va da Galafhouse chi ha saputo lasciarmi un’eredità immensa.

Dovrei fare un passo indietro, al freddo. Spesso molte storie cominciano col freddo e finiscono – le migliori, quelle più felici – lasciando un velo di malinconia accompagnato da un clima migliore rispetto a quando tutto era cominciato.

<< Abbiamo il coinquilino nuovo. E’ spagnolo >> il laconico commento di Francesco al mio rientro a casa, il giorno prima che Pablo ci si trasferisse.

E ancora lo ricordo, seduto nell’angolo estremo del divano, attaccato al computer in attesa di poter parlare con Virginia, e con i genitori a casa. Trattenendo le imprecazioni in pacate lamentele dovute alla lentezza della maledetta connessione Vodafone.

Delle proteste dovute alla connessione mai avuta a dovere, come anche noi speravamo di avere ed in qualche modo ti avevamo garantito.

Del tuo “ me ne frega un cazzo della connessione, preferisco Galafhouse e jente come a voi alla connessione…” di qualche tempo dopo.

Certo che qualcuna ne abbiamo fatta anche noi, in questi sei mesi scivolati via alla velocità dell’età felice, che piano piano sto inquadrando sempre di più.

Quello che di te mi ha colpito è la determinazione alla modifica delle meccaniche del mondo, e la pazienza legata ai risultati (non importa se solo io lo faccio. Lo faccio io, lo facciamo in tanti, poi i miei figli, i figli dei miei figli, e qualcosa cambia).

La capacità di divertirti, di divertirci le volte che siamo usciti insieme. Era divenuta sacrosanta consapevolezza il sapere che alla fine della serata, a portarci a casa sarebbero stati gli autobus di linea e non i notturni. Con il sole a mezzo cielo e noi ancora ridenti.

Le serate al Qube, non dimenticherò mai la tua faccia mentre ti volti verso di me con la risata incredula di chi “questa-non-mi-era-ancora-capitata&
rdquo; ed alla mia domanda << che è successo? >> la tua risposta << Quella ha gridato voglio scopare con te! In spagnolo! Fojame, fojame!!! Incredible >>. E quella da dietro le tue spalle che ti guardava con gli occhi accesi.

La piazza, la gente. Il tuo sarcasmo nel commentare agli altri del gruppo << Il misantropo…>> mentre stavo parlando con persone sconosciute. Ma credo tu abbia capito tutto quello che intendo: perché appartiene anche a te questa cosa.

Perché apparteniamo a qualcosa di uguale e talmente sfuggevole che non riesco ancora ad inquadrarlo.

Siamo Rolling Stones, noi, come dici tu. Difficili e divertenti.

Perché anche se provo a scrivere di te, non riesco a mettere tutte le parole in fila. E la tua mancanza l’ho soffocata sul nascere: non posso permettermelo.

Ma posso permettermi di dire una cosa.

Algunas personas deben conocer absolutamente, porque esto fue escrito.

Y la pista dejando en nuestras vidas es algo indeleble.

¿Vale, Pablo?

Un saluto a te e a Virginia. Ci si vede presto. Promesso.

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Appena arrivato non avevo idea di che cazzo saremmo diventati.

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Ed hai fatto in modo che il segno di quest’esperienza non ti laasci più.

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Ciao spagnolo del cazzo. A te ed alla splendida Virginia. P.S. Cosa credi, che non abbia notato il colore della tua maglietta?

Un Commento

  1. Pablo dice:

    Estoy intentando escribir porque me acordé de ti, pero no encuentro las palabras. Para no engañarme, nunca tuve ese don.

    Aunque aprendí a medio hablar el italiano, no me atrevo a escribir este texto en tu idioma, además, como soy un poquito cabroncete te voy a hacer usar el traductor.

    Es mucho el tiempo que ha pasado desde que tuve la suerte de vivir la experiencia de conocer galfhause en una ciudad histórica y preciosa, pero cierto es, que no sería la misma si la gente que me hizo conocerla hubiese sido otra. De eso estoy seguro.

    Con toda sinceridad, sentí una enorme pena por no haber podido despedir a galafhouse como se lo merecía, ya que ella me hizo vivir una experiencia única, me dió felicidad, alegría, fiesta y una familia. En un principio me dije el escrito llega tarde, pero de inmediato pensé, cuando te acuerdas de un amigo de verdad, nunca es tarde.

    Hoy estaba viendo blogs por internet para coger ideas, ya que la próxima semana me pongo con el de la empresa social que estoy montando, ya sabes, soy un romántico empedernido y defensor a ultranza de los valores perdidos. Y me dije, “Coño, Pablo”, “misantropia.it”, tu amigo Nicola. Entré y no pude evitar leer “centotredicesimo”, ver las fotos, en fin, de revivír aquellos grandes momentos.

    Me gustaría tenerte más veces cerca pero bueno de momento parece difícil, es una etapa en la que gastamos mucho tiempo sentando las bases y pilares de nuestro futuro, todo con pocos recursos, por lo que no puedo permitirme el capricho de viajar. Pero bueno esa situación cambiará, será entonces cuando tendré la oportunidad de devolver la visita y de permitirme dedicarte el tiempo que me gustaría.

    Ahora toca despedirse, lo haré escuetamente, con un hasta pronto y esperando que, todo te vaya, os vaya, de maravilla. Hasta entonces, desearte, desearos, lo mejor.

    Un abrazo y suerte.

    Spagnolo dil cazzo

    22 Febbraio 2013
    Reply

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