Centoventunesimo

22-12-2010

Ok play.

Sono appena partito da Termini sul treno che in poche ore mi porterà a Milano. Al tipo della biglietteria in stazione Tiburtina devo essere stato o molto simpatico, o molto antipatico: mi ha dato a prezzo scontato un biglietto per il posto più isolato della carrozza in testa al treno.

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qualcuno mi ha fatto notare che “una volta era più visivo”. Ok, ci sto lavorando.

Ho guardato gli altri viaggiatori incastrarsi fra di loro, strusciarsi, spingersi, l’uno addosso all’altro mentre io avevo lo zaino comodamente appoggiato accanto al mio posto. Una pacchia. E non ho nemmeno la famigliola rompicoglioni oltre il corridoio, ma una strana coppia anglofona di cui lui ha tutto l’aspetto di Babbo Natale appena uscito dal barbiere, e lei come minimo trent’anni in meno, con degli stivali dal tacco imbarazzante. No, non credo sia una di quelle donne. Ha un maglione a collo alto niente trucco e gli occhi strappati a Bambi troppo malinconici: sembrano ghiaccio triste. Sta scorrendo attentamente quello che ha tutta l’aria di essere una guida turistica per chi visita una città. Non so ancora se si tratterà di Firenze, Bologna o Milano. Poco prima stava protestando dopo aver estratto dalla sua confezione una splendida penna argentea perché non riusciva ad aprirla.

<< When finish? >> ha chiesto a Babbo con la voce di un cartone animato.

Poi mi sono perso negli sproloqui in partenopeo dei viaggiatori lontani da me, finché non ho fatto ricadere l’occhio sui posti accanto per vedere lui trionfante mostrarle la penna svitata nelle sue due parti.

Sto andando a farmi Vigilia e spigolo di Natale a Mordor e se devo essere sincero sono contento come una Pasqua. Che a Natale ha il suo perché.

Mi spiace per il clima meraviglioso di questi ultimi tre giorni di Roma, ma il gelo mi rinfresca la mente, i parenti l’anima e la band il fegato.

Nelle ultime 48 ore ho passato il tempo pregando che gli studenti non facessero cazzate tali da far fare ritardi al mio treno, altrimenti avrei dovuto cambiare i programmi per il 2011 con l’intenzione di fargliela pagare ad ogni studente – uno ad uno – fino al Natale (venti-undici). Invece sono stati fantastici ed il mio treno è partito.

A dire il vero oggi ero arrivato al cinema in anticipo, timoroso dei possibili disagi causati dalle manifestazioni, e devo dire che non è stato troppo piacevole, mentre uscivo dal bar dove prendo l’immancabile caffé corretto, vedere quelle cinque camionette dei carabinieri in tenuta antisommossa.

Anche sentire il rumore degli elicotteri ed alzare lo sguardo vedendone due volteggiare sopra la testa è stato poco rassicurante.

Ma credo di aver sfiorato il panico quando, infilata la chiave nella serratura del cinema ed aprendo la porta, mi sono visto una dozzina di questi in divisa corrermi incontro, con i loro manganelli penzolanti al fianco.

Ecco, lo sapevo che quel mio sosia in giro per Roma prima o poi faceva qualche cazzata... è stata la prima cosa che ho pensato. Ma poi questi si sono fermati, e da vicino ho potuto notare le facce un po’ tese.

<< Ci scusi, non è che per cortesia ci fa usare il bagno? >> Dovevano essere in giro dalle sette di mattina e credo che tenerla fino alle quattordici e 30 non sia una cosa facile. Ho compiuto il mio dovere di buon cittadino verso i pubblici ufficiali ed ho aspettato che il tempo si snocciolasse fino alle sette, ora del mio congedo dai colleghi.

Roma-Mordor in tre ore con la possibilità di un pisolino. Credo di tornare con il ciddì pronto, chiuderla con questo anno e vedere che cosa c’è di nuovo per me nel prossimo.

Nel frattempo cercherò di ritagliarmi i tempi. Quattro passi in riva al fiume calpestando la brina mi manca da un po’.

Così auguro a chiunque mi legga abitualmente, o anche chi è solo di passaggio, di passare buone feste. Almeno, merdavigliose quanto le mie.

1 commento su “Centoventunesimo”

  1. Bella nick! Bentornato al visuale! 😀

    una foto ai pullotti in assetto antisommossa o all’elicottero ci stava però 😉

    Spero tu abbia passato un buon Natale con la tua famiglia nella umida Mordor

    Ci sentiamo una di queste sere!

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