Categoria: misantromia

Lode agli animali da superficie: campano meglio. Meglio, di certo, di tutti quelli intenti a crogiolarsi nei propri oscuri pensieri.
Poi, tra questi, c’è chi nella superficie ci passeggia, magari mangiandosi una mela coi libri di scuola, come cantava Vasco. Con la piccola differenza di possedere la chiarezza dell’alba e l’oscurità della notte contemporaneamente.
Qui viene la parte divertente.

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Torre Bianca. Neve bianca. Tutto bianco: un bell’effetto.

Guardo fuori dalla finestra e mi sembra di fissare quelle proiezioni delle macchine per diapositive quando, appunto, manca la diapositiva.
Nevica e l’effetto è come quello delle palle di vetro con dentro l’acqua e la “piccola-casetta-di-Babbo-Natale”, che quando le rovesci sollevi piccoli pezzetti bianchi emulanti la neve.
Ma chi l’ha detto poi che quella deve essere per forza la casa-di-Babbo-Natale? Potrebbe benissimo essere la casa di un Serial Killer, o il rifugio di Unabomber. Pensateci, sarebbe davvero più carino, quantomeno interessante. Proporrò di produrne una serie con il cartellino “Helm St.” vicino alla casa.

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Viene facile puntare il dito su chi di dovere: azioni, pensieri, ed ancora altre piccole cose che di noi troppo spesso non vogliono uscire, per tenercele nascoste o per desiderio e sindrome di possesso, oppure perché si crede che le persone attorno non ne possano trarre l’apprezzamento che noi ne diamo. Per paura di veder offeso un nostro piccolo tesoro.

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Dare spessore a quello che ho attorno. Stanotte non ho la brillantezza del saper mascherare le cose dietro affilate parole o ciniche osservazioni, stanotte ho un velo nebbioso a rendere tutto opaco, come gli astri nel cielo della mia campagna nascoste dal tessuto di freddo e umidità.
Non ce ne sono di motivi ragionevoli o eventi plausibili per giustificare il mio ingrigire momentaneo, tanto dolce quanto effimero, viandante spesso ospite alla mia casa.
Questo era uno dei miei momenti segreti e forse lo scriverne su di uno specchio per il mondo è un modo per esorcizzarlo, imbarazzarlo ponendolo una volta per tutte a confronto con quello-che-sta-fuori.

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Napoli, Santa Maria Capo a Vetere, Caserta, Pomezia, Roma, Perugia.
No, non sono parte di un elenco selettivo dei migliori comuni del centrosud, né il percorso di un qualsivoglia pellegrinaggio. Anche se nello svilupparsi c’è andato vicino.
E’ il tour che siamo riusciti a mettere in pratica “padre&figlio” nel giro di tre giorni. Per la serie: “come portare le giornate da ventiquattro a quarantotto ore in mille comodi chilometri”.
Verso la fine cominciavo ad avere degli scompensi mnemonici, più che altro dovuti al sovraccarico di eventi/luoghi/persone/sensazioni.

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Reduce dalla notte lavorativa, cerco di prendermi più ore di sonno possibile, prima dell’aereo che mi porta giù.
Sono con mio padre ed è la prima volta che danno il via-libera a questo duo inedito: ci sarà da ridere.
Almeno questa è la mia prospettiva. Un lunghissimo fine-settimana sotto le mie grinfie malefiche: pover’uomo. Speriamo sopravviva.
Io farò di tutto perché ci riesca, ma farò anche di tutto per metterlo in difficoltà. Ci saranno serate da raccontare, e forse qualcosa in più da sapere.

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Un pretesto per scrivere. Non abbiatene a male, ma non vi voglio mentire. Almeno, non qui. Non avrebbe senso.
Mi sono preso questo spazio al solo scopo di impormi di scrivere, quotidianamente, salvo causa-forza-maggiore.
Dunque, aspettate ad incollarmi etichette, la scelta del nome di dominio è stata fatta da molto tempo e visto che ultimamente va di moda trovare mille sfaccettature e giustificazioni in tutto (amore, politica, sesso, ragioni & torti), anche la mia misantropia o presunta tale ha le sue sfumature di giudizio.

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