Categoria: misantromia

Ore 19.35 ca. Scolo l’ultimo goccio di aperitivo rosso fra cubi di ghiaccio. Le battute di Michele ad affettare i minuti che passano placidi. Quasi fine giornata e come unico pensiero la bistecca assicurata dal buon Millo da lì a poco. Tregua dopo una giornata, la precedente, di pioggia incessante, la schizofrenia metereologica dei giorni prima aveva deciso di spezzarsi per una più coerente giornata d’acqua, ma ora ci si trovava al punto di partenza. Caldo estivo e spruzzata sufficiente a rendere l’aria pesante quanto basta, mentre cammini, a toglierti la sensazione di respirare per una più inusuale sensazione di bere.

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Cosa succede se il mio angelo fu donna? Cosa succede se il mio angelo fu mamma? La frase divertente e cinica ficcatevela nel culo, perché penso di averla ben più…

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Durante la domenica lavorativa, mentre manifestavo un insolito buonumore crescente di spettatore in spettatore propinante le stesse domande esistenziali sulla durata di questa/quella pellicola, stavo leggendo il seno di Philip Roth. Ho rotto il digiuno sabbatico di sette giorni dalla scrittura e lettura (digiuno obbligato a causa di un appesantimento cerebrale dovuto ad una cura antibiotica discretamente sfiancante dopo un intervento chirurgico) per colpa del Sole 24 Ore ed il suo inserto a cinquanta centesimi. Siccome il seno ancora non l’avevo letto ed ero morbosamente incuriosito dalla prospettiva di leggere come quell’alchimista poco ebreo potesse descrivere le esperienze sensoriali ed umorali di un uomo trasformato in tetta gigante, ho ceduto.

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« Nic, che c’è? …Ti vedo un po’ fiacco, tutto a posto? »
« Sì, sono solo un po’ preoccupato. Stasera stacco dopo mezzanotte e domattina ho l’aereo alle sei e qualcosa. L’orario esatto non lo so, Gabriele è quello che si è occupato della faccenda biglietti. Poi considera questa come “la quiete prima della tempesta”. »
« Ah. Ma quanti siete ad andare? »
« Be’… Stavolta tutti. Galafhouse on Tour 2011. »

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Ho fatto un sogno.
I collegamenti spazio temporali sono come in tanti sogni. Illogici ed improvvisi.

Il sogno cominciava con me e mio fratello che giocavamo, come spesso facevamo da bimbi, ad azzuffarci. Nel sogno avevamo la stessa età di adesso. Due trentenni che giocano ad azzuffarsi.

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In vino veritas. Così citava un detto antico riguardo al fatto che un drink di troppo tende a svelare cose altrimenti nascoste, a buttare fuori il lato oscuro di ognuno di noi. Oggi lo stesso potrebbe valere per la birra, i cocktails Martini o no, le basi lisce. Il pericolo aggiuntivo subentra nella possibile possibilità di perdere di vista la realtà oggettiva e svegliarsi l’indomani nel letto di una creatura del tutto diversa da quella travisata la sera prima. Non un angelo, ma Angelo!

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Sciopero del blog seminterrotto causa pressioni esterne. Io non volevo.

Prima domenica dopo tanto tempo passata lontano dai più o meno cinefili andando a vedere spettacolo animato con personaggi in carne ed ossa.

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<< Alla fine è arrivata! >>

<< Cosa? >>

<< Ma che domande: la misantropia! >>

Questa è la fase conclusiva di una telefonata in cui vomitavo fuori tutte le frustrazioni date dalla gente durante le feste.

Dunque dunque… da dove cominciamo? Ah sì, da settembre!

No, no, no. Nono, era ottobre. No, nemmeno. Novembre lasciamolo passare così com’è e chiamiamo l’Abbenda una volta per tutte: o faccio così, o non ne vengo fuori.

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22-12-2010

Ok play.

Sono appena partito da Termini sul treno che in poche ore mi porterà a Milano. Al tipo della biglietteria in stazione Tiburtina devo essere stato o molto simpatico, o molto antipatico: mi ha dato a prezzo scontato un biglietto per il posto più isolato della carrozza in testa al treno.

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Cara, carissima Santa Lucia,
come ogni anno non posso mancare a mandarti una mia, che tu voglia prenderla in considerazione o meno. Basta che poi non mi denunci per stalking che ora è diventato un reato serio.
Per questo anno, a dire il vero, avrei delle richieste un po’ particolari da farti, percui cerco di farti un elenco esplicativo nella profonda speranza di un tuo intervento magico e, insomma, quelle robe lì che solo tu e Santa Claus sapete fare.

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