Siamo solo di passaggio e mai nessuno che pulisce

Categoria: misantromia Pagina 5 di 12

Centodiciannovesimo

Per una sera, visto che nei locali tranquilli attiro paranoie come una lampada antizanzare gli insetti d’estate, andiamo nel tempio del divertimento e del peccato. Andiamo al muccassassina.

Ne avevo già scritto qui, se non ricordo male, tempo fa. Tornarci tempo dopo ha sortito effetti diversi.

<< Mi raccomando, Nicola, fai parlare me… >> mi dicono poco prima che arrivasse il nostro turno.

Eravamo in lista; io, ovviamente, ho dovuto prendere in prestito il nome di un assente tra quelli che si erano prenotati il posto. E quella raccomandazione mi ha fatto sorridere.

Centodiciottesimo

Pre-prologo

<< Jack, stasera hai programmi? >>

<< No, figurati, perché volevi fare qualcosa? >>

<< Mi porti dagli irlandesi? >>

<< Che ci vai a fare? >>

<< Ho solo voglia di bere una Guinness in pace, giornata pesante… >>

<< Ok, devo montare un mobile prima, ma se vuoi poi passo a prenderti >>

<< d’accordo. >>

Centodiciassettesimo

Io non ne ho mai fatte di guerre. Anagraficamente parlando, le guerre che ci sono state erano lontane millemila chilometri, non contano. L’approccio più vicino ad una guerra che abbia mai avuto è stata la narrazione di mio padre sulla fuga fatta da un suo zio mentre un treno li stava deportando a Dachau, con una leggerezza da favola. La guerra non so cos’è, anche se ad occhio e croce direi che sia una cosa molto spiacevole. E’ la paura a fare da padrona, e con la paura c’è poco da scherzare, per questo campo bene, ho paura di poche cose.

VentInVersi – (inedito) volere è volere. Il potere è un’altra cosa.

I

Le parole rimbalzano
Sulla fronte degli interlocutori
Senza riuscire più a penetrarne senso alcuno.

Ora ci siamo arrivati,
fieri dei gesti degli avi ignorati
buffi rappresentanti di nessuna vera identità.

A noi resta l’attesa
Di quel minimo dolce anelito
Capace di far vibrare le corde dell’anima.

Centoquindicesimo

Devo scriverla a caldo, altrimenti mi sfuggono dei concetti.

Ieri sera c’è stata la finale di un concorso musicale. Non dico locale perchè troppe rime fanno errore, ma questa è un’altra storia.

Mi sono divertito come non mai su di un palco.

Posso dirlo: i Senzanorma trasudano energia e grazie ancora ai fedelissimi più molesti che mai.

Il responso: secondi.

Qui comincia l’articolo.

I Lift off sono molto bravi. Bassista cantante ben inquadrato, chitarrista sciolto, tastierista navigato e batterista dritto come un filo a piombo.
Hanno proposto canzoni meravigliose, dai Pink Floyd, ai Beatles, passando per i Led Zeppelin’ e via dicendo.

Centoquattordicesimo

Cara, carissima Santa Lucia e caro Babbo Natale, scrivo questa lettera ad entrambi poiché con la crisi che c’è, due francobolli, due foglie e due buste costavano troppo, così scrivo tutto in un’unica lettera che intanto voi siete magici e lo venite a sapere lo stesso. Un po’ come certe agenzie.L’altro motivo per cui ne mando una per due, che ancora non vi ho detto, è perché quest’anno vi chiedo sforzi notevoli.

Dunque, fatte queste premesse, quest’anno vorrei:

Centotredicesimo

Non è per niente facile. “The time is running out” cantava qualcuno, e mai come in questo caso la frase mi è sembrata più veritiera.

Oggi è un giorno particolarmente triste: Pablo è partito. Sei mesi scivolati via al ritmo di feste all’aperto, studio, danze improbabili e sempre-e-comunque uno spirito, quello Andalù, come si definiva lui, di un’energia positiva disarmante.

Dopo un’ora scarsa di sonno e carichi dei festeggiamenti personalmente battezzati come “il-lungo-addio”, abbiamo accompagnato lui e Virginia all’aeroporto, e non ce l’ho fatta ad abbracciarlo prima che andasse.

<< Vattene >> l’unica cosa che ho saputo dirgli, regalandogli il “The Sun” per le tette dell’immancabile bella gnocca a pagina tre e la Gazzetta dello sport del giorno, a lui che di calcio ne è intossicato come pochi.

Se ne va da Galafhouse chi ha saputo lasciarmi un’eredità immensa.

Dovrei fare un passo indietro, al freddo. Spesso molte storie cominciano col freddo e finiscono – le migliori, quelle più felici – lasciando un velo di malinconia accompagnato da un clima migliore rispetto a quando tutto era cominciato.

<< Abbiamo il coinquilino nuovo. E’ spagnolo >> il laconico commento di Francesco al mio rientro a casa, il giorno prima che Pablo ci si trasferisse.

Centododicesimo

Considerazione calcistica

Se il Real Madrid compra Kakà e Cristiano Ronaldo, mentre la Juventus forse riesce nel colpaccio D’Agostino, qualcosa di strano, in Italia, deve essere successo.

Meno male che per rincuorarmi sono tornati a fare la pubblicità della Bilboa.
Che estate sarebbe senza le tette abbronzate della Bilboa?

Centoundicesimo

Forse lo avevo già scritto da qualche parte, ma non me lo ricordo. Il mio primo approccio alla musica rock è stato con un album di Madonna, “Like a Prayer”, mi ricordo ancora quando mio padre mi portò a casa la cassetta registrata.
Se non ricordo male era uno di quei nastri fatti di plastica nera, con l’adesivo appiccicato di sfumature che andavano dall’azzurro al violaceo e tre righe su cui poterci scrivere il titolo sopra.
Mi piaceva un sacco quella canzone. Le altre dell’album, non me le ricordo.
La seconda fu “Innuendo” dei Queen, e quella fu mia madre a prendermela, in una fiera di paese poco lontano da casa. Restò per diverso tempo la colonna sonora di quando mi portava a scuola la mattina, sulla due cavalli che aveva il motore che rombava in falsetto.
Ma l’impatto shock arrivò qualche anno dopo; ne avevo nove di anni – e chi se lo scorda più – la cassetta incriminata, questa volta, era di plastica gialla con la fascia centrale – sopra e sotto i fori per far girare le bobine – trasparente, da cui si poteva vedere il nastro. Fu mio fratello a portarla a casa ed era Il Rock’n Roll con tutte le “erre” che mastico maiuscole. Back in Black degli AC/DC. Non c’era una canzone che non mi piacesse.

Centonovesimo

Estemporanea in uscita con risvolti a stimolo cerebrale.

Ultimamente non è così tanto il tempo che dedico alla rete. Ho come una sorta di dormienza delle idee. Anche quando mi trovo in situazioni bizzarre e strane, nessun meccanismo mnemonico ad agghindarlo con aggettivi decenti. Il nulla. Encefalogramma piatto come il tavolo da biliardo.
Così anche lo stimolo di buttarmi sulla rete di limita a gùgol niùs o alle random photo di sexyandfunny. Di aggiornare il blog nemmeno a parlarne, l’unica cosa che potrei scrivere sarebbero una serie di lamentele esistenziali e dubbi , ma quando le quattordici personalità prendono a dibattere è dura star loro dietro, soprattutto quando ci si ritrova in quello stato di apatia mentale che ti dà noia anche solo leggere le date di scadenza sui prodotti: hey, ragazzi! è normale che il formaggio mi implori di liberarlo?

Vado al lavoro, apro i lucchetti e serrature che blindano frigo e magazzini del bar, pulisco il bancone spruzzando sgrassante e brillantante a mo’ di Terminator (in versione FAO, s’intende): uno nella mancina e l’altro nella destra; sistemo le varie teche e confezioni di roba sul bancone, dopodiché apro il mio zaino per sistemare piccì portatile, mouse, alimentatore e libro del momento.
Accendo il notebook e vado sul terrazzino a forma d’occhio per fumare la meritata sigaretta.

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