Siamo solo di passaggio e mai nessuno che pulisce

Categoria: misantromia Pagina 10 di 12

Quarantanovesimo

The storm – Blackmore’s night

Un posto dimenticato e senza tempo,
Il sole e la luna si inseguono senza fine
Mentre uno è in una quieta resa
l’altro regna i cieli…
La mezzonotte incomincia a ridere
Epitaffio di una sera d’estate,
I venti stanno impazzendo
Mentre la tempesta inizia a levarsi…
Mentre la tempesta inizia a levarsi…

Selvaggi fuorono i venti che vennero
Nel tuono e nella pioggia
Niente avrebbe mai potuto contenere
Il levarsi della tempesta…

Nei venti di ebano
Onde imbrunite riempiono gli alberi
L’avviso dei venti selvaggi
Si spande nell’aria…

Segui la tempesa, ora devo andarmene da qui…
Segui la tempesta mentre sali verso il cielo…
Segui la tempesta, ora è tutto così chiaro
Segui la tempesta mentre la tempesta inizia a levarsi…

Sembra che lei arrivi da tutte le parti
Benvenuto nella tana del drago
Le dita corrono sui tuoi capelli
Lei ti chiede di uscire a giocare…

Quarantaseiesimo

Alla fine sono andato a vedermelo.

Trenta minuti di coda in temperatura discesa-stellare, ma ne valeva la pena.
Valeva più che altro per guardare il rifiutato, il reietto dalla televisione farmi provare un senso di leggera vertigine nella standig ovation iniziale e finale.

Già fuori, nell’attesa, le telecamere del TG3 – grazie al cielo – catturano Saverio, coinquilino e Vincenza (amica al seguito), ovviamente i meno informati a riguardo.
Ci sono voluti centoventi secondi per far capire a Vincenza che “la” Luttazzi, non trattasi di Sabina Guzzanti, da lei già vista a seguito dell’ennesimo allontanamento dalla tv, ma “il” (milanesismo) Luttazzi, Daniele, il bimbo terribile della satira italiana.

Quarantacinquesimo

Questo lo avrei dovuto scrivere due giorni fa.
Per motivi tecnici va in onda solo ora.

Questa notte, per qualcuno, é una notte magica.
Qui lo sanno in pochi. E’ riassunto dal “…ma é ancora Italia dalle tue parti?” quando ho spiegato questa notte.

Ai bambini di Mordor la parola Natale nelle orecchie suona esattamente come vacanza. Sì, da scuola.
Nessun effetto di particolare rilevanza per la mente di un bambino.

I regali – i giocattoli – a Mordor arrivano prima.

E pare sia un’usanza abbastanza diffusa laggiù.

A dirla tutta, la storia di Santa Lucia ha dei risvolti al limite del pulp. Ben oltre la Passion Gibsoniana – no, non lo scrittore.

Da quel poco che sono riuscito ad assimilare della sua storia, si dice sia vissuta a cavallo del III e IV secolo. Dopo Cristo, se qualcuno ha ancora dei dubbi.

I pochi documenti riguardanti la sua vita narrano di un impegno di matrimonio con un uomo pagano e di un voto di castità a Sant’Agata, con la preghiera di guarigione per la madre colta da emorragie fuori controllo.

Quarantaquattresimo

Ci risiamo. Ecco, ci risiamo. Un’altra volta. E questa volta l’altarino si è sfasciato, non ci sono più editti bulgari, non c’è più solo la destra a destabilizzare il già precario equilibrio della libertà d’espressione in Italia.
Ora c’è un’emittente televisiva privata, e, pensavo fino a ieri, finalmente libera.

Cazzate.

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Cominciamo a prendere un dato di fatto – noi – e a smettere di farci prendere per il culo da loro.

Quarantaduesimo

Sfogliando le vecchie mail, ho trovato diversi appunti sparsi qua e là. Di sicuro li avevo tenuti per integrarli in qualcosa che avrei scritto successivamente, ma mi sembrava ineducato lasciarli lì ad ammuffire.

Sinceramente, non ricordo i contesti in cui sono stati partoriti, né mi sono preso la briga di revisionarli. Mi limito a copiaincollarli così.

Almeno prendono un po’ d’aria.

certe scelte sembra volgano a qualcosa di sbagliato, e magari lo sono davvero – sbagliate.
Ma dietro ad ogni scelta, ad ogni percorso intrapreso c’è sempre “la-persona”, che prescinde dal giusto/sbagliato comune. Talvolta nei nostri errori può nascondersi il nostro essere davvero straordinari.
Oggi straordinario è colui che può permettersi tutto, colui che elargisce sorrisi sfoggiando le proprie..
…possibilità, trascurando tutto quello che ci sta dietro.

Trentanovesimo

Giovanni, un coinquilino, sta cercando un altro appartamento.

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SMS:

“Fermo restando che la decisione verrà presa venerdì e che al momento sei tra le probabili scelte, io e davide ci tenevamo x correttezza ad informarti che siamo gay.
Ovviamente per noi nn é un problema…se x te lo fosse facci sapere.”

Trentasettesimo

Non riesco davvero a capire cosa abbia la vicina da guardarmi in quel modo. Sembro pazzo? No, sono solo sul mio balcone.

Tutto é cominciato qualche giorno fa, o meglio, la notte, o – meglio ancora – la mattina.

Quando mi alzo alla mattina, come la maggior parte delle persone, ci metto un po’ prima di realizzare una serie di cose che mi riguardano:
1-chi sono
2-da dove vengo
2.1 dove sono
3-cosa faccio
4-cosa devo fare.

Sotto il getto della doccia le mie sinapsi prendono a reagire come i lombrichi dentro i barattoli delle esche da pesca, e lentamente comincio a dare risposta almeno su un paio di quei punti: chi sono e cosa faccio.
Per capirne i restanti ci vuole l’uscita dalla doccia – e relativa goduria di aria sul mio corpo fradicio in questi giorni di afa insopportabile.

Trentaseiesimo

Riprendi a scrivere.
Devi scrivere.
Prova
a scrivere.
I problemi sono sempre gli stessi, i soliti e comuni: tempo, stanchezza, ora ci si mette pure il caldo.

Oggi è un altro 21 giugno, e verrebbe voglia di rileggere quel che ho scritto 365 giorni fa per tirare le somme di quanto fatto.

In effetti sono a 500 chilometri da dove ero un anno fa: qualcosa deve pur essere cambiato.

Dacché ho preso definitivamente il largo per cominciare a vedere come sarebbero andate le cose oltre i confini di Mordor, ho appreso una delle lezioni più importanti della mia vita: è solo questione di farsi trovare preparati quando arriva lo schiaffo.

Trentacinquesimo

E certo che a volte le cose non vanno proprio come le avevamo immaginate.
Pensavo di imbrattare di nuovo le pagine di questo blog con la seconda parte di quelle che sono state le mie vicissitudini lavorative in quel della Capitale, quando gli eventi sono arrivati allo stesso modo dei temporali estivi in quel di Mordor.

Dapprima un vento freddo lascia presagire il passo successivo, l’avvento di grosse nuvole nere poi lo sfogo impetuoso della natura a spezzare tutto quanto di climaticamente stabile c’era fino a poco tempo prima.

Così sono stato in mezzo alla tempesta e ad un certo punto sono stato tempesta stessa.
Non è una sensazione piacevole.
Di fatto, quando il tuo stato d’animo è quieto o almeno stabile, sussiste un irrigidimento globale di nervi e muscoli.
Emotivamente si occlude tutto e restano soltanto parole velenose e acido nelle vene.
Ogni tuono o lampo di questo ipotetico ed ideologico temporale corrisponde un sussulto, una contrazione, una convulsione.

Trentaquattresimo

Ed eccomi di nuovo su di un treno.
Di ritorno questa volta. Rientro a Mordor per vacanze assegnate sulla tabella di marcia.
Benché sia tra le festività cattoliche quella che sento di meno, mi fa stare a casa un giorno in più, il che va bene.

Sono di rientro dopo un periodo di lavoro massacrante dove le mie otto ore ordinarie le ho fatte quando c’era un concerto assolutamente imperdibile, in cui ho posto dei paletti insormontabili in ufficio, spiantato il picchetto e preparato l’assetto da concerto già prima di andarmene.

Sono tornato a fare un lavoro che di fatto avrei preferito non fare mai più, ma si sa, nella mia vita ci sono delle piccole maledizioni capaci di aspettare il momento propizio per rispuntare fuori e ripresentarsi lì davanti proprio mentre tu stai guardando dietro per vedere se le hai seminate.
Sì, ho di nuovo un ufficio, una scrivania, questa volta un monitor piatto Samsung da una vagonata di pollici ed una comoda poltrona con rotelle: un sogno! …quando avevo diciott’anni, qualche brufolo in più e qualche pelo in meno.
Mi ero ripromesso di “stare alla larga da certi ambienti” mi ci sono ritrovato a pesce.
Il fatto é che io ci ho provato.
Ho provato davvero a fare altri lavori, ma il risultato non è stato dei più esaltanti.

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